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Unadis scrive a Brunetta

Signor Ministro,

il progetto di riforma della Pubblica Amministrazione che Lei ha avviato con la presentazione del “Piano Industriale” ha raccolto la nostra attenzione poiché vediamo in tal modo portate al più alto livello le esigenze di riconoscimento della funzione e delle responsabilità dei dirigenti dello Stato, da sempre espresse da questo sindacato con documenti ufficiali tra i quali ci permettiamo di segnalarLe la “Carta del Dirigente Pubblico”, presentata a Forum PA del 2007.

 Alle serie responsabilità di gestione della cosa pubblica da parte dei dirigenti dello Stato si connettono, necessariamente, la disponibilità di strumenti utili per l’esercizio della funzione e la conseguente valutazione dei risultati raggiunti, al fine di avviare un reale sistema meritocratico, il cui scopo ultimo è il buon andamento della PA nel rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa.

Uno dei presupposti del sistema virtuoso cennato non può che essere costituito dalla indubbia professionalità della classe dirigente, la cui elevata preparazione culturale e indiscussa capacità gestionale consente la migliore guida e cura degli interessi del paese, nel rispetto e in attuazione degli indirizzi politici del Governo: ma solo la valorizzazione, la selezione e la individuazione dei migliori – da effettuarsi nel rispetto delle norme di legge e dei profili di opportunità dell’azione amministrativa – consentirà di potersi affidare a soggetti realmente autorevoli la guida della macchina dello Stato.

Risulta, invece e purtroppo, che non poche azioni di recente intraprese divergano dal Suo disegno generale da noi condiviso. Qualche esempio: in alcuni Ministeri si stanno incaricando di funzioni dirigenziali soggetti privi del requisito per l’accesso (laurea); in altri si sta vanificando la defatigante, seria e costosa azione di selezione della dirigenza da parte della SSPA incaricando non i vincitori, bensì soggetti risultati anche più volte inidonei a svolgere la funzione dirigenziale; in altri non si pongono i dirigenti di ruolo nelle condizioni di operare attribuendo correttamente e tempestivamente gli obiettivi; in altri ancora non si tiene conto della programmata riduzione degli organici e, senza attivare i necessari istituti dell’informativa sindacale, nelle more dei processi di riorganizzazione, si stanno precostituendo posizioni che potrebbero, un domani, confliggere con la razionalizzazione in atto delle strutture, ma anche con situazioni giuridiche soggettive dei dirigenti di ruolo. Infine – perla tra le perle – in almeno un ministero accade anche che il 100% degli incarichi dirigenziali di prima fascia non rinnovati riguardi dirigenti donne: modo davvero singolare di attuare le pari opportunità.

Nella certezza che sia necessario operare per tutti con consequenzialità rispetto alle linee di governo  in materia di riforma della Pubblica Amministrazione, auspichiamo un Suo deciso intervento che rassicuri sulla serietà dei processi di valorizzazione in senso meritocratico del pubblico impiego e della classe dirigente del Paese.

 

Massimo Fasoli

 

 

Lettera Congiunta CIDA COSMED CONFEDIR