Altri tagli alla Giustizia
Il 22 luglio 2008, al Ministero della Giustizia, il sottosegretario Giacomo Caliendo ha incontrato congiuntamente i sindacati dei dipendenti e dei Dirigenti per sottoporre loro il piano di riduzione delle dotazioni organiche dell’amministrazione giudiziaria, attuativo dell’art. 74.1 del d.l. 112/2008. Per Cida Unadis era presente il Segretario nazionale Giustizia Dario Quintavalle. Benché fosse annunciata la presenza del Ministro, questi, impegnato nell’approvazione del ‘Lodo Alfano, non si è presentato.
Il piano, presentato dal Capo Dipartimento dott. Castelli, prevede, per la dirigenza:
- La variazione da 12 a 11 dei posti di direttore generale centrale;
- 14 posti di direttore generale decentrato;
- La riduzione da 408 a 347 dei posti di dirigente di seconda fascia: considerato che i dirigenti di 2° in servizio sono 249, rimangono 98 vacanze.
Per le q.f. apicali, le riduzioni in organico prevedono la ‘fotografia dell’esistente’, con l’eliminazione di tutti i posti non ancora coperti:
- I direttori di Cancelleria passano da teorici 1330 a 351, con una riduzione del 74%
- I Cancellieri C2 passano da 4327 a 1762 con una riduzione del 59%.
- Altre figure professionali (analista di organizzazione, Bibliotecario, Formatore, Statistico della qualifica C3) vengono azzerate, negfando di fatto qualunque ipotesi di sviluppo professionale ai C2 esistenti.
Non ci è dato sapere perché i tagli riguardino solo il Dipartimento per l’Organizzazione Giudiziaria.
Di fronte a questo ennesimo taglio agli organici Cida Unadis, il sindacato dei dirigenti, ha ironicamente ringraziato della levità del sacrificio richiesto alla dirigenza di seconda fascia. La quale però si troverà ad operare in molti uffici senza alcun valido collaboratore di qualifica C3 o C2, rendendo problematica la sostituzione e la vicaria. Abbiamo osservato che la struttura della nostra amministrazione assume una conformazione sempre più assottigliata verso il vertice e sempre più pesante nelle qualifiche di fascia bassa. Abbiamo quindi sollecitato l’amministrazione a una seria riflessione sul ruolo dei dirigenti, visto che l’innovazione organizzativa prevista dal Dlgs. 240/2006 è stata attuata senza convinzione. Nel frattempo, abbiamo illustrato al Sen. Caliendo la sproporzione tra i carichi di lavoro previsti per un singolo dirigente periferico dell’amministrazione giudiziaria e quelli in capo a dirigenti di altre amministrazioni. Un solo esempio: il Ministero del Commercio Estero (oggi dipartimento dello Sviluppo Economico), totalizza in tutto quattrocento dipendenti, mentre alcuni uffici periferici della giustizia hanno anche il doppio dei dipendenti, e ad essi non è nemmeno riconosciuta la prima fascia economica. Abbiamo dunque chiesto che sia affrontata una volta per tutte la questione salariale, con un immediato adeguamento delle fasce di posizione, eliminando sempre più visibili sperequazioni tra i dirigenti di questa amministrazione e quelli degli altri ministeri.
Nel merito della manovra, anche se il sindacato dei dirigenti di norma non entra nelle questioni relative alle q.f., abbiamo sottolineato come non è irrilevante la diminuzione sostanziale delle piante organiche soprattutto nelle qualifiche apicali, perché ciò probabilmente richiederà al dirigente di sostituirsi ad esse, con evidente demansionamento.
Infine abbiamo chiesto al sen. Caliendo un gesto di buona volontà, riprendendo le trattative sul contratto collettivo integrativo della dirigenza, condotte stancamente soitto il precedente governo, ed intanto dando piena attuazione agli accordi di concertazione sugli incarichi di prima e seconda fascia.
Sono seguiti gli interventi delle sigle sindacali rappresentative dei dipendenti, tutte sostanzialmente critiche.
Alcune osservazioni: il taglio alla pianta organica dei dirigenti di per sé non ha alcuna rilevanza, visto che in assenza di un flusso continuo di concorsi per garantire il ricambio del turn-over la cifra di 408 dirigenti sarebbe comunque rimasta sulla carta. Anzi, se c’è un aspetto positivo nella diminuzione della scopertura organica è che sarà meno plausibile usare questo argomento per negare ai dirigenti il sacrosanto diritto alla mobilità verso amministrazioni che li sappiano usare meglio e pagare di più.
Che si tratti di 408 o di 347, insomma, il numero è comunque arbitrario, visto che non coincide col numero degli uffici giudiziari. Occorre quindi stabilire un principio organizzativo in base al quale un ufficio giudiziario ha il dirigente o meno. Cida Unadis si è rifatta alle sue passate proposte, di svincolare l’organizzazione dirigenziale dai servizi di cancelleria, e quindi di risolvere lo spesso infelice rapporto tra dirigente e Magistrato capo dell’ufficio. Nelle sedi minori, un dirigente di sede con la sua organizzazione potrebbe realizzare notevoli economie di scala, riunendo i servizi del personale, del consegnatario etc. di più uffici. In tal senso, si badi, soccorre anche la norma dell’art 74 del D.L. in questione che al comma 3 dice: “le amministrazioni dello Stato rideterminano la rete periferica su base regionale o interregionale, oppure, in alternativa, provvedono alla riorganizzazione delle esistenti strutture periferiche”.
Come abbiamo fatto notare al sottosegretario, si tratta di attuare compiutamente l’organizzazione territoriale prevista dal D.Lgs. 240. Abbiamo peraltro rilevato criticamente che la forma “Ministero” si rivela sempre più inadeguata alla gestione di un moloch come la Giustizia, specialmente se si ha a mente che in capo al Ministero della Giustizia rimane solo l’organizzazione della giurisdizione ordinaria, mentre le altre giurisdizioni speciali (costituzionale, contabile, amministrativa, militare) hanno tutte una loro organizzazione autonoma, dove al dirigente è riconosciuta maggiore autonomia e sono attribuite maggiori risorse. Superare la forma ‘Ministero’, magari con la costituzione di un’apposita Agenzia, potrebbe forse risolvere molti dei problemi toccati. Il Sen. Caliendo ha peraltro annunciato l’intenzione del Ministro di proporre la costituzione di un apposito Comparto Giustizia.
Già dal prossimo incontro incalzeremo la parte pubblica su questi temi. Per il momento, possiamo solo evidenziare che il rilancio della nostra Amministrazione richiederebbe uno sforzo di fantasia, una ‘vision’ volta ad uscire dalla logica dei tagli e della contrazione dei servizi. Di ciò, in questo momento, non c’è traccia. La tendenza, con il prosciugamento delle qualifiche apicali e di tutte le professionalità diverse da quelle specificamente giuridico-cancellieristiche, sembra essere quella di ridurre l’amministrazione a una mera struttura di staff dei Magistrati. In tale contesto, di sempre maggiore parcellizzazione, è evidente che la figura di un dirigente, a sintesi e coordinamento dei servizi, ha poco senso, visti anche i tagli costanti alle risorse.
Un nuovo incontro è possibile a breve. Vi terremo informati.
inserito il: 22 luglio, 2008 sotto Giustizia, Relazioni sindacali.
