Un successo la manifestazione CIDA al Valle "PER UNA FINANZIARIA CHE UNISCA ANZICHE’ DIVIDERE"

Straordinaria partecipazione di dirigenti ed alte professionalità del mondo del lavoro pubblico e privato in attività ed in pensione alla manifestazione di protesta sulla Finanziaria di CIDA-CONFEDIR-COSMED-CUQ La relazione del Presidente CIDA - Giorgio Corradini

CIDA CONFEDIR COSMED CUQ

PER UNA FINANZIARIA CHE UNISCA ANZICHE’ DIVIDERE

Le Confederazioni dei dirigenti e delle alte professionalità protestano contro le penalizzazioni del ddl Finanziaria 2007 e manifestano per chiedere modifiche che promuovano e valorizzino la dirigenza pubblica e privata.

MANIFESTAZIONE NAZIONALE ROMA 14 NOVEMBRE 2006 – ORE 10.00 – TEATRO VALLE

INTERVENGONO

Tiziano TREU (Presidente Commissione Lavoro del Senato -Ulivo)

Gianni ALEMANNO (Commissione Bilancio della Camera – Alleanza Nazionale)

Modera il dibattito Maurizio MARTINELLI (giornalista TG2)

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Manifestazione sulla Finanziaria di
CIDA-CONFEDIR-COSMED-CUQ

Straordinaria partecipazione di dirigenti ed alte professionalità del mondo del lavoro pubblico e privato in attività ed in pensione alla manifestazione di protesta di Cida, Confedir, Cosmed e Cuq. La platea e le balconate del Teatro Valle erano colme di colleghi: consapevoli delle condizioni disastrose dei conti pubblici fortemente condizionanti, attendevano dalla politica – Governo e opposizione – risposte alle misure della finanziaria particolarmente penalizzanti i pensionati soprattutto (+3% di Irpef a titolo di solidarietà) e i percettori di redditi medio-alti da lavoro dipendente, cioè i dirigenti e le alte professionalità. Oltre ai pubblici, era folta la presenza di colleghi dirigenti di imprese industriali e del commercio.

Il Senatore Treu, Presidente della Commissione Lavoro e l’onorevole Gianfranco Fini, Presidente di A.N., non hanno potuto raggiungere il Teatro Valle a causa degli impegni parlamentari connessi con la finanziaria 2007. In loro vece, dopo le relazioni dei Presidenti delle 4 Confederazioni, sono intervenuti gli onorevoli Enrico Farinone (Ulivo) e Maurizio Leo (A.N.).
Relazione del Presidente CIDA – Giorgio Corradini:
Roma, 14 novembre 2006
Care colleghe e cari colleghi,

questa manovra Finanziaria ha ricevuto fortissime critiche non solo da noi ma da tutti i settori della società. Più che una manovra di centro-sinistra si tratta di una manovra di bilancio estremista. E ad esserne colpite sono, tanto per cambiare, soprattutto le alte professionalità. Quella che è stata presentata dal Governo è purtroppo una manovra Finanziaria che si regge su una stretta alleanza tra Governo e certa parte del Sindacato, con tutte le storture ed iniquità che ne conseguono, avendo tagliato fuori dal confronto almeno due terzi del Paese e tra questi le nostre categorie.
Sono stati firmati dal Governo accordi solo con CGIL, CISL, UIL e Confindustria sono stati firmati dal Governo sulla previdenza complementare e sul trattamento di fine rapporto e, solo con CGIL, CISL e UIL sulla pubblica amministrazione.
Voglio ricordare che il giorno prima del varo della manovra finanziaria per il 2007, è stato firmato quello che per pudore viene definito “memorandum d’intesa” sulla ennesima riforma del sistema previdenziale.
Le firme in calce al Memorandum – dei tre segretari delle confederazioni generaliste, di Romano Prodi e dei Ministri Padoa Schioppa e Damiano – segnano un accordo concertativo limitato. Il presupposto politico di questo documento è un gioco delle parti tra Governo e sindacati di massa. Da un lato nessun intervento strutturale in finanziaria sulle pensioni e, dall’altro, la disponibilità ad avviare da gennaio 2007 la riforma del sistema previdenziale pubblico.
Al di là del merito di questo accordo, valutiamo molto negativamente il ritorno ad una prassi di consultazione che vede protagoniste soltanto le Confederazioni di massa e la Confindustria. A questa modalità di concertazione distorta, che esclude noi e molti altri dal confronto, ci opponiamo e ci opporremo con forza per impedire che i diritti di alcune categorie vengano disattesi e addirittura calpestati.
I primi effetti di questa politica miope che non tiene conto della variegata complessità del mondo del lavoro e che ignora le specificità di categorie come le nostre, sono sotto gli occhi di tutti con un incremento esponenziale delle domande di pensionamento provocate, dal legittimo timore di imminenti penalizzazioni.
Ciò di cui il Paese ha fortemente bisogno sono invece, cari colleghi, riforme strutturali che, annunciate dal Documento di Programmazione Economica e Finanziaria, non compaiono nel testo della Finanziaria. La conseguenza più devastante del contenuto della Manovra è che il rilancio della competitività del sistema-Paese viene – a nostro avviso – di colpo affossato.
Si nota, infatti, a prima vista che la pressione fiscale sale su vasta scala, per effetto di decine di nuovi prelievi. Dagli estimi catastali che avranno riflesso sulla base imponibile ICI, alla rimodulazione delle aliquote IRPEF, fino alle svariate addizionali previste, e alle imposte ad hoc che gli enti locali potranno (e sicuramente dovranno) adottare.
Rialzare le tasse, tra l’altro, vuol dire incentivare di nuovo l’evasione, con conseguenti minori introiti nelle casse dell’erario. Da che mondo è mondo, quando si tartassa il cittadino è logico, anche se non giustificabile, presupporre una sua reazione, orientata nella ricerca di pagare meno tasse: di conseguenza aumenta l’evasione. Così pagano sempre e solo i soliti noti! Paga il ceto medio a reddito fisso ma noi siamo stanchi di essere tartassati e diciamo basta! Fra imposte dirette, indirette e contributi sociali, un lavoratore medio dovrà versare al fisco circa il 50% del proprio reddito prodotto. Un livello di tassazione veramente eccessivo!.
Questo Governo avrebbe invece dovuto mettere in atto una lotta all’evasione fiscale con l’uso di strumenti non vessatori ma moderni ed efficaci quali il ricorso al metodo del conflitto di interessi. Ma così non è. Questo Governo, inoltre, costretto da equilibri interni alla propria maggioranza a non operare tagli di spese strutturali, ha usato la leva fiscale in modo drastico. Una scelta quindi prevalentemente fiscale della manovra alquanto improduttiva e sperequativa.
La visione che ha animato la scrittura di questa manovra è – come si evince dalla lettura del testo – intrisa di dirigismo e di oppressione fiscale. Al contrario, occorrerebbe una Finanziaria limitata alla correzione dei saldi, lasciando correre l’economia. Una visione diversa e più orientata davvero allo sviluppo della società – come si è sentito nelle dichiarazioni di molti esponenti del centro-sinistra e come si è letto anche nel DPEF – avrebbe dovuto spingere la Finanziaria sui grandi investimenti per il futuro: ricerca, innovazione, infrastrutture. E invece, nulla di tutto ciò si legge nella manovra. Salvo poi assistere alla penosa rincorsa a dare briciole per la ricerca non per convinzione, ma per recuperare il voto determinante del premio nobel Levi Montalcini: che tristezza!
Ci vuole ben altro per rilanciare il paese!
Il punto è che quando al centro della vita politica non si pone il cittadino, allora, ovviamente, il risultato è quanto prodotto da questa manovra.
Con la Finanziaria 2007, la pressione fiscale aumenta di oltre due punti e arriva al livello record del 43%. Un aumento che finirà per deprimere consumi, risparmi ed investimenti per famiglie e imprese, frenando così la crescita prevista per il 2007!
Cosa dire poi della supertassa che, con l’usuale retorica demagogica, viene spacciata come un “contributo di solidarietà” del 3% sulla parte di pensione eccedente i 5.000 lordi euro mensili?
Finora le pensioni d’oro erano considerate quelle eccedenti i 13.000 euro mensili. Ora passiamo ai 5.000 lordi, quando ai 3.000?
Vorrei sottolineare che 5.000 euro lordi non sono certo frutto di privilegi o di usurpazione, ma di effettive contribuzioni. Con 40 anni di contribuzione, versata sull’intero ammontare dello stipendio, sono pensioni che non corrispondono all’80% della retribuzione pensionabile (come avviene per le pensioni minori) risultando ben al di sotto del 60% della stessa. Occorre ribadire che le nostre pensioni subiscono annualmente una considerevole perdita del loro potere d’acquisto, essendo assoggettate ad un meccanismo di rivalutazione (la famigerata perequazione automatica) notoriamente inadeguato, che attribuisce aumenti lordi ridotti e decrescenti, per di più, gravati, sull’intero loro ammontare, dell’aliquota fiscale più elevata, quella marginale.
Considerato che questa supertassa del 3% è un onere fiscale che grava solo sulle pensioni, mi pare che violi l’art. 53 della Costituzione secondo il quale «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva». O forse, la capacità contributiva dei pensionati è maggiore di quella degli altri contribuenti? Noi chiediamo con forza ed ostinazione l’eliminazione di questo balzello!
Accennavo in precedenza al nodo ricerca. Ribadisco ora che questa Finanziaria, nonostante qualche segnale di ravvedimento, è senz’altro insufficiente in materia di università e ricerca. Se non vi sarà un’inversione di rotta decisa, oltre al mancato recupero dei pesanti tagli contenuti nella legge Bersani e all’assenza di risorse adeguate per i bisogni nel frattempo maturati, si penalizzerà l’assunzione dei giovani ricercatori con la norma che prevede il vincolo di una sola assunzione per ogni pensionamento. E’ inoltre, ancora a rischio il 5 per mille destinato alla ricerca! Si tagliano gli stipendi di ricercatori e docenti con un atto che appare persino costituzionalmente illegittimo e infine si penalizzano gravemente i finanziamenti per l’edilizia universitaria! Qualora non ci fosse una decisa e netta inversione di rotta in finanziaria che consenta di recuperare le risorse mancanti, il Paese dovrebbe subire l’ennesima fuga dei ricercatori all’estero con evidenti tracolli per l’economia.
In conclusione questa manovra, non solo ha scontentato tutti, ma ha innescato un conflitto di tutti contro tutti e di tutte le categorie contro il Governo.
Le organizzazioni ignorate dal Governo ovviamente, protestano, ma, paradossalmente, motivi di protesta hanno pure CGIL, CISL, UIL e Confindustria che pure con questo Governo hanno stipulato accordi!
I cosiddetti ricchi, che, almeno secondo una parte della maggioranza devono piangere, sicuramente non ridono, ma non ridono neppure le classi più disagiate.
Altro che unità del Paese!
Se il Governo continuerà di questo passo, l’unità che otterrà sarà soltanto quella di quanti si oppongono a questa dissennata politica. Per convincersi di ciò basta guardare questa assemblea: si sono unite le quattro Confederazioni del management contro questa Finanziaria. E non siamo certo l’unico esempio di alleanza tra parti sociali formatasi per combattere questo stato di cose.
Per Prodi e i suoi ci sono elementi a sufficienza per riflettere, a meno che non si voglia considerare l’Italia, come pure è stato detto, un Paese interamente formato da squilibrati.
Non è vero che i cosiddetti pazzi non pensino al futuro. E’ vero invece che appesantire con nuove tasse l’economia, anziché procedere ai tagli là dove ce ne era bisogno, ci farà essere sempre di più fanalino di coda in un’Europa molto più competitiva di noi.

Grazie