QUALE DIRITTO DEL LAVORO PER LA PA?

Roma, 19 febbraio 2015

Il Segretario Generale di UNADIS e CODIRP al Convegno organizzato da AGDP ha avuto – unica tra i relatori – tre applausi a scena aperta durante l’intervento.

Si riportano alcuni stralci della relazione, tesa a far comprendere ad istituzioni e cittadini il valore aggiunto della dirigenza dello Stato e che una dirigenza seria, preparata, competente, autonoma e imparziale è presupposto indefettibile per istituzioni che rendano efficienti servizi ai cittadini.

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Il tema dell’applicabilità delle norme del diritto del lavoro del privato alla Pa è noto e già affrontato in occasione dell’entrata in vigore della legge 92/2012.

Il tema posto oggi non si esaurisce in una questione tecnica circa la formulazione di leggi che possono portare o meno all’applicazione ai lavoratori del settore pubblico, ma attiene alle politiche del diritto e quindi a quale diritto del lavoro applicare nel settore pubblico. Meglio ancora quale diritto del lavoro sarebbe necessario per il miglior funzionamento della Pa, trattandosi di un settore labour intensive e in cui il peso del capitale umano è rilevante nei processi produttivi e nei processi di razionalizzazione e innovazione.

Nuove regole del jobs act sui licenziamenti valide anche ai dipendenti pubblici? E’questo il tema?

IL PROBLEMA E’ QUELLO DELLA RIAPPROPRIAZIONE DA PARTE DELLA DIRIGENZA PUBBLICA DELLE PREROGATIVE MANAGERIALI PER IL GOVERNO DELLE RISORSE UMANE

Il mantenimento delle differenze di trattamento garantisce l’imparzialità dell’agire della pubblica amministrazione o costituisce una previsione discriminatrice e quindi incostituzionale tra i soggetti impiegati nei due settori pubblico e privato?

Un tema che viene posto allora da alcuni critici sull’estensione delle norme del jobs act in materia di licenziamento alla Pa è quello relativo al rischio che una minore tutela in caso di licenziamento dei dipendenti della Pa può portare a pregiudicare il grado di imparzialità della Pa. Questo è un tema che si è posto anche per la dirigenza delle pubbliche amministrazioni quando entrò in vigore la contrattualizzazione del rapporto di lavoro e fu introdotto il contratto di incarico a termine, con il principio di rotazione degli stessi.

Tale precarietà, per la dirigenza, è oggi rafforzata nel disegno di legge delega sulla Pa.

Questo – per noi – minaccia l’imparzialità.

L’attribuzione alla dirigenza pubblica dei “poteri del privato datore lavoro” è stata una delle ‘novità’ che ha rappresentato in modo emblematico, anche a livello simbolico e nel sentire comune, la valenza innovativa della riforma del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni compiuta negli anni ‘90, evocando l’immagine di una gestione flessibile ed efficiente degli uffici e del personale e quindi una migliore qualità dell’azione amministrativa e dei servizi resi ai cittadini.

La locuzione codificata nell’art.5, 2° comma, del d.lgs.165/2001 prefigura, in una sintesi efficace, una dirigenza dotata di vera autonomia decisionale rispetto sia al potere politico, che definisce gli indirizzi e gli obiettivi, sia al potere sindacale, con cui si confronta nella sede negoziale.

In altri termini, attribuendo i poteri del privato datore di lavoro al dirigente-datore di lavoro pubblico si mira a rafforzare la sua posizione e a consentirgli di perseguire e raggiungere gli obiettivi dell’azione delle pubbliche amministrazioni con strumenti più efficienti, efficaci, flessibili rispetto a quelli che offriva l’ordinamento pubblicistico e l’apparato amministrativistico

E’ a tutti noto come l’innovazione legislativa non abbia prodotto i risultati auspicati; il bilancio insoddisfacente riguarda sia l’attuazione del principio base della separazione tra politica e amministrazione, sia il superamento delle prassi cogestive nelle relazioni sindacali, sia la capacità di gestione del personale. I dirigenti, per i difetti e le lacune della regolazione legislativa che hanno favorito indebite ingerenze dei soggetti politici, nonché per carenza di cultura organizzativa e inadeguatezza professionale, nella gran parte dei casi: non hanno usato i poteri loro attribuiti, sono stati condizionati dal vertice politico, che ha inteso il legame fiduciario come fidelizzazione e ha approfittato dell’incertezza dei confini per frequenti invasioni di campo, hanno manifestato debolezza nei confronti del sindacato, lasciando che la contrattazione collettiva occupasse spazi che non le competevano e/o violasse i principi-base della riforma

Una parte molto importante di responsabilità per i deludenti esiti della riforma è da attribuire anche alle insufficienze nella regolamentazione dei controlli e nella loro attuazione, ovvero all’incapacità di realizzare un efficace sistema di verifica e valutazione dei risultati dell’azione amministrativa e dell’attività della dirigenza (peraltro a fronte di direttive del potere politico sovente generiche e imprecise). E da una iper-normazione di leggi e regolamenti cui è soggetto l’operare del dirigente pubblico.

Il rimedio individuato dalla riforma Brunetta fu quello di costruire – ex lege – un modello del modus operandi del buon dirigente pubblico, definendone puntualmente i contorni con riferimento di massima alla figura del datore di lavoro privato, e di imporlo come guida e metro di misura per il comportamento dei singoli dirigenti.

Sono numerosi gli argomenti che conducono a giudicare gli interventi riformatori non appropriati, sul piano di politica del diritto come su quello della tecnica regolativa.

Oggi vorremmo una riforma che ci dia fiducia e ci permetta di avere ed esercitare realmente i poteri del privato datore di lavoro.

Stiamo lavorando perché la riforma cd Madia esalti il valore aggiunto della dirigenza del Paese tutto.

Il comportamento datoriale del settore pubblico è completamente diverso da quello del settore privato e in particolare oggi, in una situazione di crisi economica e occupazionale, l’indirizzo che si manifesta attraverso le leggi è diretto a evitare a ogni costo qualsiasi riduzione di personale, anche se minima e giustificata da un riassetto delle attività amministrative

La Pubblica amministrazione e’ un bene per tutti e dobbiamo evitare di varare leggi che finiscano per portare a una impropria commistione tra politica e amministrazione”. E’ necessario tutelare il lavoratore pubblico e in particolare la sua indipendenza e imparzialita’, un principio scritto a caratteri cubitali nella nostra Costituzione. D’altro canto e’ altrettanto necessario chiedere a chi lavora ’al servizio della Nazione’ di farlo con il massimo impegno e con responsabilita’ e ‘doveri etici’ aggiuntivi rispetto al lavoratore privato.

SERVIRE LO STATO E’ UN ONORE.

SERVIRLO CON ONORE UN DOVERE.

Il discorso deve essere sistematico e globale; inoltre bisogna capire dove pubblico e privato devono necessariamente divergere, in modo da utilizzare strumenti adeguati a queste differenze, e dove intervenire assicurando uniformita’ e disciplina.

Innanzitutto, in ossequio al principio di imparzialita’, l’accesso alla Pubblica amministrazione avviene, sempre secondo i dettati costituzionali, per concorso pubblico. Il datore di lavoro in questo caso quindi non ha la liberta’ di scegliersi il proprio collaboratore. I costituenti  avevano ben chiaro l’obiettivo, quello cioe’ di costruire una amministrazione indipendente, sottraendola all’influenza del potere politico contingente

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo o economico  non puo’ trovare applicazione nel pubblico in quanto in questi casi c’e’ una disciplina ad hoc che riguarda i casi in cui le pubbliche amministrazioni abbiano ‘situazioni di soprannumero o rilevino comunque eccedenze di personale, in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria’.

Non ci preoccupa il ruolo unico della dirigenza della Repubblica: siamo a favore di incarichi a tempo determinato (nell’ambito di un ruolo cui si acceda con laurea e per concorso), della  mobilità e di scelte effettuate su valutazioni comparative e meritocratiche.

Il conferimento dell’incarico sul merito è un vessillo per cui daremo la vita.

Innanzitutto, al dirigente di ruolo, e poi ad altri.

E chiediamo una tutela reale su questo (GA e non GO)

Rifiutiamo l’immagine del burocrate inamovibile e “capo dei fannulloni” che vogliono far passare .

Rifiutiamo l’attacco alla categoria, con particolare riferimento all’attacco alla dirigenza medica e sanitaria.

Il ruolo e la funzione dei professional va salvaguardata nell’alveo delle Aree dirigenziali, trattandosi della classe dirigente pubblica del Paese.

Siamo pronti ad assumerci responsabilità di gestione della macchina amministrativa e vogliamo realmente dirigere al PA, con a disposizione un budget e risorse umane, strumentali e finanziarie.

E vogliamo serie e oggettive valutazioni e formazione continua: il perno, il cardine della riforma della dirigenza e della PA è l’introduzione e l’applicazione di un sistema di valutazione legato a obiettivi raggiungibilie misurabili, anche in chiave di performance di struttura.

No fasce contingentate (…)

Ma anche la formazione continua, per poter realizzare un vero mercato della dirigenza e non restare imbrigliati da un’eccessiva, alta specializzazione su alcune funzioni, deve essere parte integrante del processo.

Noi diamo importanza alla valutazione dei collaboratori, per un esercizio pieno della funzione dirigenziale: valutazione dei collaboratori che deve essere effettuata sulla base di un sistema oggettivo.

Siamo a favore della valorizzazione delle risorse interne della PPAA: riteniamo esagerate e da avversare in un’ottica di spending review le esternalizzazioni.

Crediamo che la superfetazione normativa sia un problema e che i non chiari rapporti tra i diversi livelli di Governo non facilitino il ruolo e valore della dirigenza.

Nostro compito fondamentale è di servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia per le categorie che rappresentiamo: i dirigenti e i professionisti della Pubblica amministrazione, cui spetta adeguato riconoscimento giuridico ed economico del ruolo e della funzione, per meglio guidare la macchina amministrativa.

 Alcune foto del convegno…