“Perché lo Stato continua a non avere interesse della reale imparzialità decisionale dei suoi dirigenti, continuando a mantenere forme di precariato? Solo con la stabilità si può avere autonomia”.

È questo il grido di allarme di Barbara Casagrande, segretario generale Unadis (l’Unione nazionale dei dirigenti dello Stato) che interviene proprio nelle ore in cui si sta discutendo del futuro del Paese con il testo della cosiddetta “manovrina” finanziaria che domani approda nell’Aula a Montecitorio.

Ma intanto, in queste ore, si sta perdendo l’ennesima occasione per risolvere il problema della dirigenza fiscale.

“Dalla conversione del decreto legge sulla “manovrina fiscale” – spiega Casagrande – sono infatti state stralciate le proposte normative che – strano a dirsi nel nostro panorama politico – avevano raccolto una convergenza ampia con la presentazione di 6 identici emendamenti a firma di esponenti del Pd, di Forza Italia, dei Centristi e del Movimento 5 Stelle”. Peccato che, aggiunge ancora il segretario generale Unadis “dopo la presentazione degli emendamenti, è cominciata la pressione dei “paladini della legalità”. E così la norma, che risolveva il problema della dirigenza fiscale, è stata sostituita con una “riformulazione” che dispone la proroga, da qui ad un altro anno, dell’attuale sistema provvisorio di copertura delle posizioni dirigenziali (c.d. POT), sistema già all’attenzione della magistratura per il suo profilo di evidente illegittimità costituzionale”.

Da sempre Unadis ha difeso la classe dirigenziale pubblica dagli attacchi ingiustificati, sempre sostenendo, tra l’altro, il pubblico concorso come mezzo privilegiato di accesso alla dirigenza pubblica. Al contempo, il sindacato è stato, fin dall’inizio della vicenda degli “ex incaricati”, sostenitore di una soluzione normativa al problema: “in quanto tale soluzione rappresenterebbe non un’ingiustificata deroga alla regola dell’accesso per concorso nella Pa, ma un doveroso atto di giustizia per sanare un abuso commesso dalla pubblica amministrazione che ha approfittato per anni della precarizzazione e del “sottocosto” di elevate professionalità dirigenziali” aggiunge Casagrande.

La soluzione ipotizzata era in linea con quanto richiesto dalla Corte Costituzionale con la recente sentenza n. 187/2016 e  virtuosa sotto il profilo finanziario – come certificato dalla Ragioneria dello Stato. “Non approvandola, il Governo vuole che  l’amministrazione finanziaria vada al collasso, con la mancanza di circa l’80% della sua classe dirigenziale e con un sistema di “reggenze delegate”, che avrà immaginabili conseguenze sotto il profilo dell’efficacia”

Per Casagrande “forse è proprio questo che si persegue: una macchina fiscale impossibilitata a funzionare”.

“Di tutto questo sfacelo non si potranno che ringraziare vari soggetti: quella politica del “non fare”;  quelle organizzazioni che, quando si è trattato di tutelare i loro rappresentati per ottenere avanzamenti di categoria palesemente incostituzionali, non hanno certo sbandierato, come oggi, le posizioni della Consulta; quei burocrati di Stato che oggi si sono appellati al rispetto del principio di accesso per concorso nella pubblica amministrazione e magari, dal canto loro, nella pubblica amministrazione ci sono entrati per cooptazione e non per concorso; quei politici che si aggrappano alla coerenza nel sostenere un cavallo di battaglia populistico per cercare di permanere nelle loro poltrone, ma poi la vera coerenza l’hanno dimostrata soprattutto nella capacità di cambiare casacca con una disinvoltura maggiore di quella con cui si cambia una montatura di occhiali o una cravatta. Un ringraziamento vero va invece a quei politici – invero pochi Don Chisciotte, purtroppo – che hanno cercato di farsi portavoce di un’esigenza di equità, avendo il coraggio di rimanere impermeabili ai ranghi degli ubbidienti soldatini ed ingenerando la flebile speranza che, forse un domani seppur molto lontano, potremo consegnare ai nostri figli un Paese migliore di quello che oggi purtroppo viviamo”.

Ufficio stampa Unadis 

 

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