Roma 24 luglio 2009
COMUNICATO
 Il confronto di ieri 23 luglio all’Aran è giunto ad un punto morto e le trattative aperte il 27 ottobre dello scorso anno sono sospese e rinviate a settembre allorché le condizioni saranno presumibilmente diverse.
Qualche riflessione merita di essere fatta.
Mesi e mesi di trattative  e contatti anche ufficiosi non sono bastati a risolvere i nodi e a imboccare la dirittura d’arrivo. C’è da chiedersi se il Governo avesse davvero l’intenzione di chiudere il contratto e se davvero l’attuale modalità di conduzione del confronto sia efficace.
Su questo punto si consideri che, sul piano delle risorse disponibili per i rinnovi contrattuali, l’ammontare, una volta definito ai più alti livelli di responsabilità, non è più modificabile in sede di trattativa dei comparti o delle di aree dirigenziali; quindi il contratto ha per oggetto la loro allocazione sui diversi istituti retributivi. Neppure la loro allocazione è frutto del libero incontro delle volontà dei soggetti contrattuali, giacché l’atto di indirizzo del Governo, sentito il Comitato di settore, detta all’agente contrattuale istruzioni che, alla prova dei fatti, risultano cogenti ed invalicabili; sicché l’agente contrattuale non ha che un ridottissimo grado di discrezionalità.
Anche sulla parte normativa grava l’atto di indirizzo che non lascia margini di flessibilità.
Basti l’esempio della disciplina del conferimento degli incarichi dirigenziali: il divieto della concertazione sui criteri generali è stato proiettato anche sulle procedure (pubblicità di tutti i posti disponibili, interpello, comparazione degli aspiranti, precedenza agli interni nel conferimento, pubblicità di tutti i posti conferiti, ecc.), cosicché anch’esse sono assoggettate alla sola informazione preventiva o successiva. Poi, nel corso della trattativa, il Governo (o il Comitato di Settore) detta all’agente contrattuale istruzioni integrative che nei rari casi in cui vadano incontro a richieste sindacali vengono presentate e declamate con il tono del prendere o lasciare: così la soluzione ad ogni clausola  controversa sembra alludere ad una svolta decisiva imminente, svolta che, poi, alla prova dei fatti non risulta essere né decisiva né imminente.
Per tutta la trattativa il Governo (o il Comitato di Settore) ha buttato sul tavolo della trattativa il suggerimento che sarebbe tornato utile e conveniente alle organizzazioni sindacali sottoscrivere il contratto (il buon contratto!) prima della pubblicazione del decreto legislativo di attuazione della legge 15. L’argomentazione di necessità ed urgenza è stata costantemente  e pesantemente utilizzata a proposito del supposto vantaggio – per i sindacati e per i dirigenti – dell’introduzione nell’ordinamento dell’intero impianto disciplinare (codice, fattispecie e sanzioni) per via pattizia. Estremamente ragionevoli siamo stati nell’accettare il confronto su questa delicata materia pur motivato da accordi del Governo con altri sindacati, poiché ci è parso di tutta evidenza che la responsabilità dirigenziale non copre tutti i fatti, atti e comportamenti del dirigente.
Eppure il Governo (o il Comitato di Settore) non è mai parso soddisfatto e, ancora una volta, nella giornata di ieri 23 luglio, l’Aran, recitando la litania dell’ultima spiaggia, ha posto alla valutazione dei sindacati un testo lievemente modificato rispetto a quello del 15 luglio. Ciascuna organizzazione ha chiesto alcune rettifiche.
Noi ne abbiamo chiesto 3 (tre):
- che si rendesse realizzabile la mobilità dei dirigenti nell’Area modificando l’articolo 34 dell’ancora vigente Ccnl sicché la procedura sia attivabile non solo quando l’Amministrazione abbia negato il posto ma anche quando lo abbia conferito ad altro dirigente;  e che i processi di riorganizzazione non interrompono il decorso del biennio;
- che si eliminassero le norme disciplinari in bianco e che le fattispecie di violazioni disciplinarmente sanzionabili non fossero più lievi di quelle del comparto (ad esempio: atti e fatti (comparto) e comportamenti (dirigenti), grave danno (comparto) e pericolo di danno dirigenti);
- per quei sanitari dell’ex Salute (i quali non percepiscono il risultato) porre sulla misura fissa della retribuzione di posizione la quota prevista a remunerazione del risultato per tutti gli altri dirigenti dell’area. Anche con tale incremento la misura fissa sarebbe largamente inferiore a quella contrattualmente prevista.
L’Aran, dopo una breve sospensione dei lavori, ha comunicato che poteva accogliere solo tre proposte di rettifica tra tutte quelle avanzate dalle varie organizzazioni sindacali nessuna delle quali di nostra pertinenza o, comunque, di rilevante impatto.
Conseguentemente, alla perentoria richiesta dell’Aran alle organizzazioni sindacali di dichiarare se esistessero le condizioni per chiudere il negoziato in nottata, Cida-Unadis, Uil, Anaaoo-Assomed, Confsal e Dirstat si sono espresse negativamente.
La Cgil si è rammaricata del mancato accoglimento della soluzione proposta per i Sanitari.
La Cisl ha taciuto ritenendo di essersi precedentemente espressa in favore della chiusura della trattativa.
 

Il Presidente dell’Aran ha chiuso l’incontro rinviando la ripresa a settembre.

Rinvio che non riteniamo essere un guaio, anzi.        
Massimo Fasoli