Per Unadis bisogna a questo punto chiarire normativamente anche la vicenda degli ex dirigenti incaricati di funzioni dirigenziali alle Agenzie Fiscali

Il Tar Lazio ha appena rigettato la richiesta di sospensiva del provvedimento che cancella Equitalia per fare spazio alla nuova Agenzia della riscossione. Di fatto ha così decretato l’ingresso nel settore pubblico di 8mila dipendenti che provengono dal privato (Equitalia) e transiteranno automaticamente nel pubblico (l’Agenzia) in apparente violazione dell’art. 97 della Costituzione che prevede la regola del concorso per l’accesso agli uffici pubblici. In verità, poi, è lo stesso articolo 97 che ammette le deroghe a tale regola.

 E qui entrano in gioco anche gli 800 incaricati delle Agenzie Fiscali che sono stati declassati a seguito di una sentenza della Corte costituzionale del 2015 che ha ribadito l’esigenza del concorso anche per accedere alla qualifica di dirigente pubblico. Eppure questi funzionari un concorso l’avevano fatto per entrare nei pubblici uffici, a differenza dei dipendenti di Equitalia che, invece, sotto il silenzio generale e senza troppo clamore stanno per cambiare contratto senza che nessuno se ne accorga.

Probabilmente il giudizio del tribunale amministrativo è stato orientato dall’esigenza di far funzionare la macchina pubblica poiché, di fatto, una sospensiva avrebbe bloccato l’Agenzia e anche Equitalia con un grave danno per lo Stato e per i cittadini.

“Anche gli ex incaricati di funzioni dirigenziali alle Agenzie Fiscali hanno lavorato e lavorano per assicurare il funzionamento della PA – afferma il segretario generale di Unadis (Unione nazionale dirigenti dello Stato),Barbara Casagrande– hanno più volte chiesto un concorso pubblico senza ottenere risposte ed ora vogliono che anche la loro situazione venga chiarita, per questo Unadis ha già proclamato lo sciopero per il prossimo 30 giugno”.

Per gli ex incaricati di funzioni dirigenziali etichettati dalla stampa come “illegittimi” e come il male del Paese è ora che la politica dia delle risposte concrete. “A  meno di non voler rendere ancora più eclatante l’abuso e la discriminazione che oramai da più di due anni si sono riversati in danno di questi funzionari pubblici” prosegue Casagrande invitando il governo a trovare una soluzione che, peraltro, è imposta dall’ordinamento europeo e sollecitata da plurimi interventi della Corte di Giustizia.

Per gli ex incaricati è il momento che il Governo affronti e risolva normativamente il problema della dirigenza delle Agenzie fiscali, conferendo alla categoria quel ruolo dirigenziale che essi hanno conquistato sul campo con anni di lavoro.

Gli incaricati hanno sempre avuto valutazioni positive, hanno diretto la macchina del Fisco, hanno raggiunto importanti risultati sul fronte della lotta all’evasione fiscale garantendo la legalità ed hanno consentito, in 15 anni, un incremento delle entrate di oltre il 417%. In questi giorni ci sono state nuovamente polemiche sulla categoria a causa di un ex incaricato che ha abusato del suo potere in Veneto, arrestato per tangenti. “Si tratta di un fatto isolato – conclude Casagrande – a dispetto di quanto invece hanno scritto alcuni giornali etichettando la categoria degli ex incaricati come privilegiati e scelti dalla politica perché amici di qualcuno. Le storture sono connaturate ad ogni sistema selettivo, anche quello concorsuale; quello che occorre verificare è la complessità del fenomeno e, nel caso degli ex incaricati, esso ha rappresentato un grave abuso in danno di lavoratori pubblici che hanno svolto egregiamente il loro compito. In realtà, con la proroga delle POT in manovrina, si è solo dimostrato che le Agenzie hanno bisogno di loro, anche perché rappresentano l’80 per cento del personale dirigenziale. Ma sono stanchi di essere sfruttati a basso costo e definiti illegittimi”.

Angela Corica - Ufficio stampa Unadis