L’ulteriore stretta alle attività produttive “non necessarie” in tutta Italia, annunciata nella serata di ieri, 21 marzo 2020, dal premier Giuseppe Conte, per contenere l’emergenza Codiv-19 e in vigore da domani in tutta Italia, impone di rivedere anche le modalità di lavoro nella Pubblica Amministrazione.

Il DPCM dovrebbe dire, per Unadis, che le attività “indifferibili”, quindi da svolgere in presenza, sono collegate ai servizi essenziali che si rendono anche dai privati. Unadis chiede che vengano riviste le attività “in presenza” sulla base dei settori produttivi che devono restare aperti.

“Non chiudiamo – afferma Barbara Casagrande, segretario generale dell’Unadis – andiamo tutti in lavoro agile. La Pa non può chiudere ma possiamo ridurre notevolmente le attività da svolgere in presenza, in linea con quanto suggerito dal presidente del Consiglio Conte”.

LA PA NON CHIUDE, NEMMENO SE GLI UFFICI RESTANO CHIUSI. I DIRIGENTI PUBBLICI LAVORANO, ANCHE DA REMOTO: rendiamo possibile tutto, qualsiasi servizio. “In questi giorni stiamo scoprendo una Pa molto più digitale di quanto immaginavamo, grazie alla abnegazione e alla versatilità della sua classe dirigente che sta sviluppando un nuovo modello di amministrazione pubblica”.

Per Unadis i direttori e dirigenti devono essere tutti reperibili ma gli uffici devono rimanere CHIUSI. Basta, insomma, alle attività in presenza. “Garantiamo la presenza solo per attività connesse strettamente ai servizi produttivi che restano aperti e che rese da lavoro agile non garantiscono continuità e efficacia dell’azione amministrativa”.