Celebriamo questo Natale in un periodo storico in qualche modo minacciato, sotto i cieli dell’insicurezza e dello sgomento; in Italia tutti sembrano ormai rassegnati a che lo Stato sia stupido, lontano dalla realtà, autoreferenziale, formalista, miope, ipocrita.

Sono trascorsi 35 anni da quando Massimo Severo Giannini trasmise alle Camere, da Ministro della Funzione Pubblica, le sue proposte di riforma della Pubblica Amministrazione ed oggi siamo di fronte ad un nuovo importante tentativo di affermazione di merito e legalità, trasparenza ed efficienza, per una nuova PA.

Abbiamo il dovere di partecipare a questo percorso e di indirizzarlo.

Siamo – anche se non ci sentiamo ancora – dirigenti della Repubblica, al servizio della nazione e vogliamo svilupparne fino in fondo la coscienza.

Vogliamo dichiarare apertamente di sentire in pieno su di noi il peso della responsabilità che a tale status indefettibilmente si associa. Lo riconosciamo: problemi e speranze di soluzione fanno entrambi capo anzitutto alla dirigenza della Repubblica.

Oggi si fa fatica ad avere fiducia negli altri, nella vita, nel futuro: la sfiducia è, purtroppo, uno dei tratti che caratterizzano l’uomo e la donna occidentali dei nostri giorni.

Oggi è molto difficile parlare di speranza, dare ragioni di speranza; eppure questo è il compito di una classe dirigente, perché la mancanza di speranza rende l’uomo estraneo al tempo, irrimediabilmente assente a questo tempo presente.

La speranza è esattamente questo: volere infinitamente il finito, è vivere eternamente il tempo. Come ha scritto Emmanuel Mounier la speranza “Rifà ciò che l’abitudine disfa. E’ la sorgente di tutte le nascite spirituali, di ogni libertà, di ogni novità. Semina cominciamenti là dove l’abitudine immette noia”.

Vogliamo sperare, in questo Natale 2014, in cui specialmente nella nostra amata città di Roma sono venuti alla luce fatti gravi e indegni del sano viver civile,  che sia possibile un sussulto di orgoglio.

Che parta da noi.

Da noi dirigenti capaci di non confondere i mezzi con i fini.

Da noi dirigenti capaci di generare uno stile – di vita e istituzionale – rispettoso, garante di ciascuno, ricco di accoglienza, solidarietá, giustizia e legalitá.

Da noi dirigenti capaci di scendere al piano terra, andare in mezzo alla gente, sentire su di noi non soltanto il dovere di compiacere il dirigente superiore, ma anche quello di dialogare con la realtà e di cooperare costantemente con gli altri dirigenti pubblici del territorio affinché, nel complesso, le Istituzioni della Repubblica siano – e siano avvertite, finalmente – al servizio della comunità e non ad essa ostile.

Da noi dirigenti capaci di interloquire criticamente e costruttivamente con la politica, ai diversi livelli, con chi scrive le norme, affinché queste siano finalmente rimesse in coerenza con la realtà, quella locale, che tuttavia slegata non è da quella globale, alla quale essa è interconnessa.

Da noi dirigenti capaci di una conversione dei toni del linguaggio.

Da noi dirigenti fieri e orgogliosi del nostro lavoro, capaci di grandi cose (a tal proposito, vedere, oltre che il sito UNADIS, la nuova sezione del sito del Mef, #prideandprejudice).

Da parte mia, assicuro di proseguire l’impegno in questa direzione, e le mie personali preghiere.

Perché – lo sapete- credo che tutto ció dipenda da noi ma non prescinda dall’aiuto del Dio che si fa Bambino, che si approssima alle nostre bassezze per salvarci.

E che ci invita ad essere come lui: orientati al Padre, in una vita che guarda in alto, ricca di speranza.

BUON NATALE NELLA SPERANZA, per noi e per il Paese che dirigiamo.

                                                                                         Barbara Casagrande


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NB: La sede UNADIS, in via Quintino Sella 41, rimarrà chiusa nei giorni  24/12, 2/01 e 5/01.