“La selezione della classe dirigente è lo strumento per combattere le infiltrazioni mafiose nella Pa. No all’aumento degli esterni”.

Così ribadiamo per l’ennesima volta il 12 dicembre scorso.

Ma è avvenuto: si è aumentata la percentuale – da 8  a  10 – dei dirigenti di seconda fascia  che possono avere incarichi nella pubblica amministrazione senza essere selezionati per concorso pubblico, bensì chiamati direttamente. Lo prevede il comma 6 dell’art. 1 del DL n. 162 del 30 dicembre 2019 intitolato “Disposizioni urgenti in materia di proroga di termini legislativi, di organizzazione delle  pubbliche amministrazioni, nonché di innovazione tecnologica”.

Non si discute dei singoli colleghi cosiddetti commi 6; si discute del principio.

Gli esterni ai ruoli dirigenziali devono essere introdotti a tre condizioni, quasi mai rispettate.

Serve:

1) la verifica che dentro la PA manchi quella professionalità,

2) un interpello trasparente,

3) il possesso di requisiti di eccellenza.

Purtroppo raramente il disposto normativo è stato rispettato: Unadis ha vinto diversi ricorsi contro l’uso politico di tale norma e riconosce pochi “commi 6” di reale e rara eccellenza!

E oggi?

Per sistemare una manciata di persone, si adotta questo incremento.

Quanti riguarderà?

Uno o due dirigenti in ciascun Ministero: se l’organico è di 100 dirigenti, gli esterni invece di 8 potranno essere 10.

Insomma, una mancetta a poche persone, qua e là.

Specie, si ripete, se la scelta non avviene nel rispetto delle previsioni di legge e di contratto.

Unadis vigilerà – come sempre – sul rispetto delle norme. E segnalerà gli abusi.

La dirigenza pubblica merita rispetto.

I cittadini meritano una dirigenza dello Stato selezionata con imparzialità.

Unadis chiede che in sede di conversione del DL questa previsione venga eliminata.

 “Se aumentano gli esterni – chiede Casagrande – diminuisce il numero dei posti messi a bando?  Si vuole limitare il numero delle assunzioni per concorso?”