CONSIGLIO DIRETTIVO
Roma 1-2 Dicembre 2006
Risoluzione conclusiva
Il Consiglio Direttivo, riunitosi in data odierna, approva la relazione del Segretario Generale ed esprime, dopo approfondita discussione, le seguenti considerazioni.
L’evoluzione della situazione nazionale e internazionale, di cui il nostro sindacato deve necessariamente tenere conto, appare fluida e incerta, per cui che è estremamente difficile trovarvi punti di riferimento e di orientamento. Tuttavia, non v’è dubbio che la concorrenza globale dei sistemi economico-statuali richiede, per ogni paese, la disponibilità di una pubblica amministrazione efficiente come fattore essenziale per accrescere le probabilità di successo nella competizione internazionale.
Ed è esattamente in questi termini (cioè come investimento) che andrebbe posto, in Italia più che altrove, il tema della riforma del sistema amministrativo pubblico, tema che merita necessari approfondimenti sistematici e specifici, ma in sedi non inquinate da preoccupazioni di carattere contingente (riduzione di spesa) e di natura diversa (equilibri di bilancio). Purtroppo dobbiamo costatare che le forze politico-parlamentari italiane su tutto divergono meno che sulla comune colpevole disattenzione su questo tema che, peraltro, è ritenuto centrale in altri Paesi che hanno la fortuna di essere guidati da una classe politica meno autoreferenziale e più consapevole e responsabile. Infatti, non è un caso che la discussione in corso sul disegno di legge della Finanziaria per il 2007 esprima insieme sia l’iniqua disorganicità dell’impostazione governativa sia la frammentazione degli interessi micro-corporativi, ai quali viene data voce solo per sommare, non già per unificare, il dissenso politico. Altro segnale è dato dal fatto che questo fondamentale documento di finanza pubblica, sul quale il Governo appare defilato sul piano della responsabilità ma molto presente come tramite di emendamenti altrui, risulta del tutto privo di richiami alla urgente necessità di ridurre i costi della politica, la cui lievitazione ha attinto da una molteplicità di fonti dirette e indirette, quali l’eccessiva dimensione numerica del Parlamento, dei Comuni e delle loro molteplici escrescenze metastatiche, delle Province e, in genere, della moltitudine di presenze, costose ed inutili, della politica dentro la fitta rete di organismi proliferati all’ombra dei vari livelli istituzionali. Molto si può e si deve fare, e subito, in questo campo, come molto si può fare, e subito, in tema di ricorso massiccio all’outsourcing, alle esternalizzazioni, alle privatizzazioni non liberalizzanti, ed alle consulenze esterne agli apparati pubblici nonché alle assunzioni nominative di dirigenti dall’esterno, i cui costi peraltro sono erroneamente imputati alla pubblica amministrazione mentre, più correttamente dovrebbero essere considerati come costi politici. Inoltre, la Finanziaria 2007 non fa alcun riferimento ai possibili risparmi che potrebbero derivare da una sensata riconsiderazione dell’onere derivante dalla duplicazione di attività e di apparati conseguenti al confuso decentramento amministrativo già attuato o in fase di attuazione, ad esempio nei settori della scuola, del catasto, e così via, per i quali la giustapposizione e la sovrapposizione di competenze fra i vari livelli istituzionali crea insieme inefficienza e costi aggiuntivi. Inoltre, dentro la pubblica amministrazione, la Finanziaria 2007 ignora i possibili risparmi che potrebbero conseguire da una saggia rivisitazione dello spoils-system e, in genere, del rapporto politica/amministrazione. Purtroppo, poche sembrano le probabilità che ciò avvenga, dato che l’intangibilità dell’attuale situazione è custodita dalla gelosa tutela degli interessi di ceto di tutta intera la classe politica. Ciò nonostante, il Consiglio Direttivo ritiene che il nostro Sindacato debba chiedere al Parlamento, come supremo luogo costituzionale di perseguimento dell’interesse collettivo, di:
- limitare rigorosamente lo spoils-system solo alle poche figure di vertice delle Amministrazioni per le quali il legame fiduciario con la politica risulti assolutamente necessario per assicurare funzionalmente l’ineludibile raccordo fra programma e indirizzi di governo e la conseguente gestione dell’attività amministrativa. Al riguardo non si possono che stigmatizzare alcune disposizioni della Finanziaria 2007 in cui sono settorialmente presenti, anche se camuffati, obiettivi di selezione politica nel mantenimento e affidamento degli incarichi dirigenziali;
- garantire la neutralità della figura e del ruolo del dirigente pubblico al servizio della Nazione mediante l’approvazione per legge di uno specifico statuto che ne definisca diritti, doveri, poteri e responsabilità, in modo che la sua attività venga sottratta ai condizionamenti della variabilità della politica e della invasività dei contratti di altre categorie.
Il Consiglio direttivo ritiene, inoltre, che occorra non solo accettare ma soprattutto pretendere che siano definiti ed applicati criteri di valutazione della dirigenza, che includano misurazioni della customer satisfaction, capaci di cogliere e apprezzare davvero qualità personali e risultati facenti capo all’azione del singolo dirigente, ma che tengano conto anche dei poteri di gestione effettivamente esercitabili dallo stesso. Al riguardo, però, occorre soggiungere che la valutazione può essere realmente significativa e affidabile solo se estesa a tutto il pubblico impiego ed a ogni livello, e si affermi come coerente sistema pratico-culturale di carattere generale.
Sul piano del riordino dei Ministeri, sul quale la Finanziaria 2007 si sofferma, il Consiglio Direttivo considera che la sede appropriata in cui discutere di questi temi non possa essere un documento di finanza pubblica che ha natura e finalità diverse, ma debba essere quella in cui sia possibile approfondire questa complessa materia secondo una ottica di razionalità organizzativa e funzionale di tipo strutturale, onde conferire quel minimo di stabilità che è condizione indispensabile per l’esercizio di qualsivoglia attività.
Secondo questo Consiglio Direttivo, sorprende, ma non più di tanto, vista la tradizionale mancanza di cultura della nostra classe politica in fatto di organizzazione amministrativa, che per la formulazione delle indicazioni di riforma dei Ministeri contenute, per quanto impropriamente, nella Finanziaria 2007, non sia stato avvertito il bisogno di avvalersi delle competenze tecniche della dirigenza – figura depositaria in alto grado della conoscenza dei meccanismi di funzionamento dei processi produttivi – la cui preparazione professionale avrebbe potuto proficuamente essere utilizzata, se non altro che per evitare prospettazioni di improvvisate ipotesi assolutamente errate. Di fatto si è negata alla dirigenza l’esercizio di una funzione istituzionale che le compete, con la conseguenza che, anche in questa occasione, se ne è svilito il ruolo, a dimostrazione, forse, che continua a pesare una forma di pregiudizio e di diffidenza sulla quale poi – attenzione! – è difficile radicare ogni invito alla collaborazione attiva.
Il Consiglio Direttivo ritiene tuttavia che questo sindacato, che organizza grande parte della dirigenza statale, debba dichiarare la propria immediata disponibilità a collaborare con questo, come con ogni Governo pro-tempore, in tema di riordinamento del sistema amministrativo ministeriale, sul quale è certamente in grado di fornire proposte più utili di quelle contenute nella Finanziaria 2007.
Al riguardo, il Consiglio Direttivo è consapevole che per il potenziamento della capacità propositiva del nostro Sindacato in tutti i settori, occorre il massimo coinvolgimento dei nostri iscritti e della categoria tutta. E’ necessario, perciò, essere presenti in ogni Ministero e nelle Agenzie, dove va incoraggiata la cooperazione sul merito dei problemi con tutte le altre organizzazioni sindacali, anche con i sindacati confederali di maggiore peso politico, di cui però bisogna sconfiggere la conventio ad escludendum e la pretesa egemonica.
Ai fini sopra precisati, il Consiglio Direttivo considera opportuno costituire gruppi di lavoro interni, per temi e settori di amministrazione, da definire da parte della Segreteria nazionale, ai quali tutti i suoi membri sono chiamati a fare parte. Peraltro ciò corrisponde anche ad una esigenza di potenziamento della nostra capacità di proposta dentro la F.P.-CIDA, nella quale il nostro Segretario Generale è stato chiamato ad assumere un ruolo di grande importanza.
Il Consiglio Direttivo, infine, ritiene che le indicazioni sopra espresse non rispondono solo agli interessi ed al ruolo sociale della categoria ma appaiono utili per fornire un contributo concreto ai processi di modernizzazione del sistema amministrativo pubblico della cui necessità non può prescindere chi voglia davvero perseguire il bene generale del Paese.

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Inoltre sono stati eletti nel Consiglio direttivo, in sostituzione di membri dimissionari, i colleghi Carla Zarrilli (Beni Culturali), Emanuele Coletti (Difesa) e Edoardo Villani (P.C.M.).