Si riporta la recente sentenza della Corte di Giustizia  del 7 marzo 2018 su Politica sociale – Lavoro a tempo determinato – Contratti conclusi con un datore di lavoro rientrante nel settore pubblico – Misure dirette a sanzionare il ricorso abusivo ai contratti a tempo determinato – Principi di equivalenza e di effettività

secondo cui

“La clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che
figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo
quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato, dev’essere interpretata nel senso
che essa non osta a una normativa nazionale che, da un lato, non sanziona il ricorso abusivo, da
parte di un datore di lavoro rientrante nel settore pubblico, a una successione di contratti a
tempo determinato mediante il versamento, al lavoratore interessato, di un’indennità volta a
compensare la mancata trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato in un
rapporto di lavoro a tempo indeterminato bensì, dall’altro, prevede la concessione di
un’indennità compresa tra 2,5 e 12 mensilità dell’ultima retribuzione di detto lavoratore,
accompagnata dalla possibilità, per quest’ultimo, di ottenere il risarcimento integrale del danno
dimostrando, mediante presunzioni, la perdita di opportunità di trovare un impiego o il fatto che,
qualora un concorso fosse stato organizzato in modo regolare, egli lo avrebbe superato, purché
una siffatta normativa sia accompagnata da un meccanismo sanzionatorio effettivo e dissuasivo,
circostanza che spetta al giudice del rinvio verificare.”

Silva de Lapuerta Fernlund Bonichot
Arabadjiev Rodin
Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 7 marzo 2018.

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