CONFEDERAZIONE
ITALIANA DIRIGENTI E ALTE PROFESSIONALITA’
CONGRESSO
NAZIONALE CIDA
Roma,
12 – 13 maggio 2006
Considerazioni del
Presidente CIDA
Giorgio Corradini
Il
12 e 13 maggio scorso si è svolto il Congresso della CIDA: abbiamo fatto il
punto della situazione ed abbiamo eletto gli organi che guideranno la
Confederazione nei prossimi tre anni.
In
autunno celebreremo i sessanta anni di vita della CIDA.
Due
distinti momenti della vita confederale che riteniamo però debbano essere
intimamente legati in un’unica fase di analisi e riflessione.
Da
un lato, dobbiamo riflettere e rileggere gli avvenimenti che hanno
caratterizzato la nostra storia e, dall’altro, elaborare nuove linee guida su cui orientare
le azioni per il rafforzamento e il rilancio della Confederazione e della sua
capacità rappresentativa.
Dobbiamo
fare tutto ciò ribadendo la mission della
CIDA e cioè: “dare una voce autorevole
nella società civile alla qualità del lavoro e ai valori della responsabilità,
del merito e della professionalità”.
Il
dibattito congressuale ha fatto emergere la complessità e la delicatezza dei problemi che la Confederazione ha di
fronte, ma nel contempo, ha fornito proposte e suggerimenti per il rilancio
della Confederazione.
Il
nuovo Vertice confederale avverte in
pieno la responsabilità che si assume nei confronti delle Federazioni, della
dirigenza, delle alte professionalità e,
perché no, nei confronti di tutti i soggetti economici e sociali con cui
istituzionalmente la CIDA dialoga, si confronta e che si attende da essa un
ruolo di rappresentanza adeguato ai valori di cui è espressione.
Sono
problemi che possiamo risolvere ed obiettivi che possiamo sicuramente
perseguire. La fiducia non nasce da un ottimismo
facile, rituale e fine a se stesso; nasce da una corretta valutazione di quelle
che sono le reali potenzialità sul piano
culturale e professionale; nasce dalla capacità di analisi, elaborazione e
proposta che la CIDA farà scaturire da un lavoro di squadra; nasce dal valore
che la Confederazione saprà generare mediante le sinergie operative, che coinvolgeranno tutti i livelli della
Confederazione; nasce, soprattutto, dalla certezza che, più di altri, i
dirigenti saranno capaci di interpretare e rappresentare i valori, i tratti
distintivi, le attese e le posizioni del management italiano inteso in tutte le
sue varie componenti.
La
CIDA si impegnerà, ancor più che in passato,
per la legittimazione del ruolo confederale di rappresentanza di una componente basilare della
classe dirigente del Paese; lo faremo dimostrando di essere capaci di
conciliare interessi di parte ed interessi sociali complessivi.
Garantiremo
la piena rappresentanza alla dirigenza, ai quadri e alle alte professionalità per
quello che sono e cioè soggetti fondamentali per la modernizzazione e
l’accrescimento competitivo del Sistema Italia, assicurando alle
politiche ed alle azioni che
saranno intraprese un forte e convinto radicamento con i principi confederali di etica professionale e dei
valori di responsabilità sociale.
Per
fare questo individueremo alcuni obiettivi e questi dovranno essere funzionali
a dare nuova e più forte visibilità alla CIDA, nei confronti dei nostri
rappresentati e degli interlocutori istituzionali: le forze politiche, il
Governo, gli Enti locali, le parti sociali.
In
questo contesto un ruolo chiaro e qualificato verrà attribuito alle Cida
Regionali: saranno chiamate a collaborare sia nella fase di analisi ed
elaborazione e sia in quella di attuazione delle politiche confederali.
Nello
spirito di una gestione condivisa da tutte le Federazioni verranno individuati
con grande tempestività gli obiettivi
prioritari da affrontare al fine di definire forme e modi per operare rispetto
agli obiettivi dati.
Inizieremo
subito intervenendo sul Documento di Programmazione Economica e Finanziaria che
il nuovo Governo si accinge a predisporre e lo faremo fornendo proposte ed
enfatizzando le attese del management in termini di risanamento e rilancio del
Sistema Italia, passaggi obbligati per
valorizzare il ruolo delle
categorie da noi rappresentate.
La
Confederazione, inoltre, con il significativo contributo che deriverà da un
dialogo più intenso e costruttivo con le Federazioni e con la progressiva e
costante attenzione all’evoluzione della realtà economica e sociale del Paese, presenterà
le sue proposte per la realizzazione di opportuni interventi governativi a
favore della ricerca e dell’innovazione, delle
infrastrutture, per lo sviluppo dei distretti industriali e, in particolare, per una formazione
manageriale che sia in grado di sostenere le nuove sfide della globalizzazione .
Occorre cioè, in poche parole, su questi temi gettare le premesse di un dialogo
costruttivo con il Governo affinché le competenze manageriali non si disperdano
anzi si sviluppino in termini di idee e
contributi.
L’impegno
programmatico assunto dal nuovo Vertice confederale tuttavia non potrà prescindere dall’obiettivo di contemperare gli interessi delle categorie rappresentate con i principi
di trasparenza e sviluppo sostenibile.
Spetta
al management, in prima linea, favorire una moderna cultura d’impresa che
consideri la responsabilità sociale un fattore di competitività e di efficienza
per le imprese, le istituzioni pubbliche, il territorio e il Sistema Paese. Ne
sono un chiaro esempio le gravi vicende che stanno interessando importanti
settori del management sportivo, vicende che
possono verificarsi quando il ruolo manageriale viene svolto in modo
totalmente avulso da principi etico professionali e da valori di responsabilità
sociale, fondamentali quando si opera nello sport.
In
questo quadro l’azione confederale dovrà essere più professionale e finalizzata: dobbiamo
partire dalla consapevolezza che per elaborare posizioni autorevoli ed originali
e quindi in grado di imporsi all’attenzione, non sempre è possibile farlo con
le sole forze interne, ma avvalendosi di
giusti supporti esterni. Posizioni che dovranno poi essere valorizzate all’esterno in modo
efficace e non episodico e, quindi, ancora una volta, in modo professionale.
Esistono
problemi di risorse, è vero: ma anche su questo aspetto bisognerà dimostrare di
sapere utilizzare ed ottimizzare al meglio quelle esistenti.
Il
contesto politico ed economico in cui la nuova Presidenza è chiamata ad operare
è complesso e difficile: l’Italia fatica
a riprendere ritmi di crescita in grado di generare una ricchezza sufficiente a
consentire risposte a tutte le domande sociali.
Quanto
sopra, unito ai vincoli di bilancio, alle esigenze di risanamento, alle
priorità sociali rappresentate dai soggetti più deboli, renderà più difficile
l’azione confederale finalizzata a far sì che le domande della categoria
trovino la giusta attenzione ed il giusto spazio nell’agenda della politica e
nelle azioni di Governo in termini di politiche economiche, fiscali e di
welfare.
E
questo anche perché ancora troppo spesso, in troppi contesti politici e
sociali, il manager è visto o percepito come soggetto forte ed autosufficiente;
per alcuni è vissuto e considerato addirittura come un soggetto privilegiato:
troppo spesso si dimentica che dirigente si diventa per merito, per le
responsabilità assunte ed attraverso una severa selezione.
E’
chiaro il ruolo e il posizionamento
sociale delle categorie da noi rappresentate, ma sono molto chiare anche le
iniquità e le criticità che impattano sul vissuto dirigenziale: a queste
problematiche occorre dare giuste e tempestive risposte.
E’
necessario rimuovere queste anacronistiche posizioni e valutazioni attraverso
la valorizzazione del ruolo dell’Organizzazione e di quello dei suoi rappresentati,
all’interno del dialogo sociale e politico, elevando la qualità dell’ azione confederale e fornendo contributi per la soluzione dei problemi che la nostra società ha nel suo insieme.
In
questo quadro occorre perciò rilanciare
la CIDA come una Associazione portatrice
di valori, competenze e conoscenze imprescindibili per qualsiasi azione di
Governo.
E’
questa la strada obbligata per ribadire il ruolo storico della CIDA quale casa
unitaria del management italiano; è l’unica strada per riavviare un dialogo ed
un confronto con chi, al momento, ha scelto altre vie. Occorre convincerli che
è sbagliato e, nel contempo, occorre diventare
attrattivi per altre realtà associative vicine alla Confederazione per cultura, attese e professionalità.
Dobbiamo
farlo con la forza delle idee e della
nostra progettualità, dimostrando la
nostra capacità di incidere sulle grandi realtà di politica economica, di
essere visibili, di valorizzare i nostri rappresentati.
E’
questa la strada perché la CIDA possa interpretare le pulsioni vitali di tutto
il management e di quelle nuove categorie e diventare quindi sede in cui una
pluralità di interessi si confronta e converge in una dialettica costruttiva.
Far
convivere pluralismo ed unità, è questa la sfida che la Confederazione si deve
proporre di superare.
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