_
 
 
Ai Colleghi Dirigenti                                                                                         7 marzo 2006
 
Finalmente Godot è arrivato! Dopo oltre cinquanta mesi di attesa ieri sera è stato firmato il CCNL dell'Area Presidenza. C'è mancato poco che ci mettessimo a piangere per la commozione... A parte gli scherzi, questa vicenda ci ha ammaestrato, credo, rispetto alla faciloneria di quanti, nel passato, hanno visto nella negoziazione delle condizioni di lavoro dei dirigenti una panacea per riscattarli dalla condizione di minorità economica rispetto agli omologhi del settore privato. E' vero che le condizioni socioeconomiche del Paese non hanno agevolato la chiusura dei contratti ma è altrettanto vero che, in questi anni (e purtroppo non solo in questi ultimi anni), c'è stato uno spostamento di risorse dal settore del lavoro dipendente a quello delle rendite finanziarie. I conti allora non tornano. Scendiamo dall'empireo delle questioni di politica economica al terreno più pratico delle questioni contrattuali. Non era scontato che il nostro contratto si concludesse in tempi tutto sommato brevi (dall'apertura della trattativa intendo) a ragione dell'affollamento presso l'ARAN di numerosi contratti in scadenza. L'ARAN in questo caso ha dimostrato di comprendere le ragioni dei sindacati ed anche dell'Amministrazione che si sono spesi per accelerare la conclusione della vertenza. Un altro aspetto non giocava a favore: dover reclamare, per la prima volta, la specificità di un'Area separata in prossimità della di poco precedente conclusione del contratto dei colleghi ministeriali. Ciò ha provocato grosse frizioni sia con l'ARAN, che ovviamente tende ad omogeneizzare i contratti delle diverse Aree, che con le Confederazioni sindacali, firmatarie anche degli altri contratti, che, a poca distanza di tempo, dovevano riorientare la loro azione in modo diverso rispetto a posizioni appena definite. Se aggiungiamo la fretta (si fa per dire) di concludere unita alla difficile situazione in cui ci siamo trovati sulla questione del differenziale tra prima e seconda fascia rispetto agli incrementi in valore assoluto delle retribuzioni, non è difficile comprendere come ci fossero anche le condizioni per non arrivare al traguardo. Per fortuna così non è stato. Non certo per merito della sorte ma per una consapevole e positiva presa di coscienza del tavolo che ha privilegiato le ragioni del raggiungimento dell'obiettivo rispetto ai distinguo partigiani. L'ARAN e l'Amministrazione si sono trovati di fronte i rappresentanti dei dirigenti dei Sindacati confederali ed autonomi e della PCM che in modo coeso hanno rivendicato diritti ed interessi e che, così facendo, hanno impedito che la controparte potesse giocare sulle divisioni. E' questa la chiave di lettura di un accordo che ha visto accolte molte delle richieste di miglioramento e che soprattutto ha aperto una nuova via per la futura contrattazione di Area. Una volta disponibile nella versione definitiva potrete, leggendo il contratto, rendervi conto dei risultati raggiunti. Non uso toni trionfalistici perchè tutto è migliorabile e soprattutto perchè una delle più qualificanti esigenze prospettate non ha ancora trovato compiuta attuazione. Per essa ci spenderemo ancora nella contrattazione decentrata - ove individueremo utili spazi - agendo contestualmente anche per convincere la politica a rivedere la materia dell'attribuzione degli incarichi dirigenziali sulla quale il tavolo negoziale ha mostrato eccessive rigidità. Abbiamo in qualche misura migliorato la tutela anche sotto questo aspetto ma non abbiamo ancora raggiunto l'obiettivo di una procedura paraconcorsuale per la selezione delle professionalità migliori in relazione ai singoli incarichi. Sugli aspetti economici, vi avevo già detto che, questa volta, la forza dei numeri era difficilmente modificabile per una serie di ragioni (legge 165, contratto di Area dirigenti Ministeri, accordo Governo-Sindacati sulle percentuali di aumento uguali per tutti ed altre) che - se affrontate in termini di mera contrapposizione avrebbero prodotto sicuramente lo slittamento dell'intesa per il reperimento eventuale di nuove risorse. Ammesso che il prossimo Governo... Si sono allora esplorate altre possibilità. Alla fine si è individuata come possibile soluzione, parziale, quella di incrementare di 18 euro la retribuzione di seconda fascia (e non sorridete perchè la cosa importante era di affermare un principio) che consente di differenziare le retribuzioni rispetto agli altri comparti. Inoltre si è deciso di recuperare risorse da destinare al restringimento della forbice retributiva sgravando il fondo dall'onere di remunerare le parti variabili della retribuzione dei dirigenti di prestito. L'effetto di questi ulteriori incrementi non è stato al momento possibile quantificare perchè l'Amministrazione deve fare i relativi conteggi. La loro distribuzione sarà decisa con la contrattazione integrativa. A proposito di forbice retributiva, ho chiesto al "contabile" dell'ARAN se fosse stato in grado di fornirmi qualche elemento di valutazione a regime sulle masse salariali delle due fasce dirigenziali. Mi ha detto che non aveva ancora fatto i calcoli precisi ma che, secondo lui, il differenziale dovrebbe essere lievitato da 1 a 1,50 del precedente contratto a 1 a 1,60 o 1,65 del nuovo. Cercheremo - come detto - di ridurre questo differenziale ma la situazione non appare così drammatica come qualcuno ha voluto lasciare intendere.
Lasciatemi ringraziare il collega Fasoli (Segretario Generale della CIDA-UNADIS) che ha dimostrato quella intelligenza e quella flessibilità necessarie per la felice conclusione della vicenda. Lo faccio anche perchè, tra poco tempo, dovremo ricominciare per la nuova tornata contrattuale, che è già avviata, e che lo vedrà di nuovo protagonista sui vari tavoli. Senza nulla togliere agli altri Sindacati presenti che hanno privilegiato, questa volta, le ragioni dello stare insieme rispetto a quelle di parte.
 
Cordiali saluti                                                              Gian Carlo Lo Bianco