Scandalo delle spese pazze alla SSPA: Cida-Unadis chiede più peso per i dirigenti nella gestione della Scuola.

 

Gentile direttore,

la scoperta delle gravi irregolarità gestionali e degli enormi sprechi commessi alla Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione in questi anni sorprende perché si tratta proprio dell’istituto che ha il compito di insegnare ai giovani manager dello Stato le regole della corretta ed economica gestione del denaro pubblico, e la formazione che vi viene fornita è, per comune consenso, di altissima qualità. Si potrebbe dunque dire che, in questi anni, la SSPA ha predicato bene, ma razzolato male.

 

Dal tenore dell’articolo, pubblicato a pag. 35 del Corriere di venerdì 5 maggio, si intuisce che tutte le responsabilità vengono imputate all’ex direttore amministrativo, Raffaele Pellegrino, il quale avrebbe operato in condizioni di onnipotenza ed assoluta inamovibilità. Ebbene, ciò semplicemente non è credibile. Non esistono dirigenti inamovibili, perchè ogni dirigente ha un contratto a tempo determinato ed è soggetto durante il suo incarico alla periodica verifica dei risultati ottenuti. Pertanto, le responsabilità di una gestione allegra sono più estese, e coinvolgono, più a monte, chi poteva e doveva controllare in questi anni i risultati di gestione e non l’ha fatto.

 

E allora, balza agli occhi l’autentica anomalia:  la Scuola che è deputata alla formazione dei dirigenti, soltanto una volta - e nei primi anni Ottanta - ha avuto  tra i suoi direttori un Dirigente, mentre tutti gli altri erano prefetti, consiglieri di Stato o docenti universitari. La dirigenza, inoltre, non ha avuto e non ha voce in capitolo sul programma di insegnamento. Infine, ed  è il dato più paradossale, dopo aver formato negli ultimi anni, attraverso corsi-concorso estremamente selettivi, oltre 300 giovani e brillanti manager che sono apprezzatissimi nelle amministrazioni di destinazione, non ne ha mai assunto nemmeno uno!

Non c’è da stupirsi, allora, se alla SSPA la teoria sia stata così differente dalla pratica. Lo spreco delle risorse umane è non meno grave dello spreco di quelle finanziarie.

 

Cida Unadis, il sindacato unitario dei Dirigenti dello Stato, chiede che sia fatta piena luce sugli ammanchi di bilancio, ma anche di voltare pagina sulla gestione della Scuola Superiore, dando alla dirigenza maggiore spazio, sia negli incarichi presso la SSPA, sia nella definizione del programma di insegnamento.

 

Cordialità

Massimo Fasoli

Segretario generale della Cida-Unadis

(Sindacato unitario dei Dirigenti dello Stato)

 

Pubblicato in Corriere della Sera 15 maggio 2006


Corriere della Sera 5 maggio 2006

«Spese allegre»: operazione pulizia per la scuola dei manager di Stato

Il direttore Petroni chiede la verifica della Ragioneria sui conti

 

ROMA - Prima ne è arrivato uno. Poi, dopo quindici giorni, altri tre. E in quella stanza, i quattro ispettori della Ragioneria generale dello Stato, inviati dall’ex ministro della Funzione pubblica, Luigi Mazzella, ci sono rimasti un anno intero. Scoprendo decine di irregolarità su tutti, ma proprio tutti, gli aspetti della gestione amministrativa, dall’acquisto del gasolio per il riscaldamento, fino al servizio mensa. Dove? Alla Scuola superiore della pubblica amministrazione. Proprio quella dove si formano i migliori dirigenti dello Stato. E dove, per prima cosa, si insegnano le regole di buona gestione. Le «irregolarità» erano tali, scrivono gli ispettori della Ragioneria nel loro rapporto, da rendere del tutto «inattendibile» sia il conto economico che lo stato patrimoniale dell’istituto. Da anni. Almeno una decina. Che i conti non tornavano, però, se ne è accorto il direttore della Scuola, Angelo Maria Petroni, appena nel 2004. E solo dopo una riforma che aveva tolto un po’ di potere all’onnipotente direttore amministrativo Raffaele Pellegrino. Nominato alla guida della scuola nel 2001, Petroni, che oggi siede anche nel consiglio della Rai, si rifiutò di ratificare il bilancio consuntivo 2003 che Pellegrino gli aveva sottoposto. Chiese spiegazioni, ma invano, e denunciò i suoi sospetti al ministro della Funzione pubblica. Che a sua volta chiese aiuto alla Ragioneria per fare luce sulla gestione Pellegrino. Compito che si è rivelato difficilissimo anche per i quattro ispettori. Tanto che l’allora ragioniere generale, Vittorio Grilli, dovette scrivere al ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco. Lamentandosi che dal 1939 non era mai capitato che un’amministrazione dello Stato negasse i documenti contabili all’ispettorato generale della Ragioneria.


Con molta fatica, alla fine, l’ audit s’è concluso facendo emergere un campionario di sprechi e di mala gestione quasi inverosimile. «Eccessivo ricorso al pagamento in contanti», «esonero generalizzato dai contraenti dal deposito cauzionale», «mancata allegazione dei giustificativi di pagamento», «mancato recupero di oneri», «irregolarità nella gestione dei beni mobili», quando non il «mancato utilizzo di beni acquistati e rimasti imballati per anni». E poi consulenze finanziarie costose e «inutili», viste le condizioni del bilancio, finanziamento di «convegni estranei all’attività istituzionale», «frazionamento artificioso della spesa», riconoscimenti «ingiustificati» di debiti, aumenti anche questi ingiustificati (+66,6%) del compenso per il servizio di organizzazione dei convegni. E ancora, spese «illegittime» perché estranee ai compiti dell’ente, irregolarità nell’appalto dei servizi di facchinaggio, nell’acquisto di cancelleria, nel servizio di pulizia dei locali, della manutenzione dei condizionatori e del riscaldamento.


Scoppiato il bubbone dopo l’ispezione, i cui risultati sono oggi al vaglio della Corte dei conti, gli appalti sono stati revocati e riassegnati. I buchi di bilancio coperti e c’è un nuovo amministratore che arriva direttamente dalla Ragioneria dello Stato. Insomma, dopo quindici anni in cui nessuno ha sentito il bisogni di controllare i bilanci della scuola, le cose sono tornate a funzionare a dovere. Anche se nessuno è stato capace di rimuovere Pellegrino. Uscito di scena solo alla fine del 2005, ma per il semplice fatto che è andato in pensione.

 

Mario Sensini