Ancòra sul fisco

 

 

Ai Colleghi Dirigenti                                         4.4.2006

 

Ieri sera mi sono sforzato di ascoltare il confronto televisivo Berlusconi-Prodi per quasi tutta la durata della trasmissione (non sono riuscito a non fare  zapping per qualche istante). La curiosità era di verificare come i due schieramenti intendessero affrontare la madre di tutte le battaglie nel nostro Paese:quella dell'evasione fiscale. Voi direte che ho una fissa. E' così, ce l'ho da quando, oltre trent'anni orsono sentivo già proclamare dalla politica quale fosse l'intollerabile livello di scarsa civiltà di molti concittadini che consideravano il dovere di contribuire alle spese sociali come  una rapina da parte dello Stato. Ma la stessa politica ha poi fatto poco per rimediare.

 

Oltre ad un discorso di corretta partecipazione di tutti alle spese pubbliche, c'è poi un interesse (perchè nasconderlo) dei pubblici amministratori (tra i quali ci sono i dirigenti dello Stato) a poter contare su risorse certe e per le loro attività e per le loro retribuzioni, le une e le altre messe in forse dalla penuria di soldi nelle casse pubbliche. Che cosa, se non le limitate risorse finanziarie di cui dispongono i governi, li induce a procrastinare al massimo la chiusura dei contratti collettivi di lavoro? L'ultimo esempio lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Il CCNL si è chiuso dopo la sua scadenza quadriennale (e si son dovuti negoziare due bienni economici contemporaneamente) per far slittare le spese al 2006 e poter quadrare i conti pubblici nei confronti degli impegni europei (anche se i costi dei contratti del pubblico impiego - ho letto - sono stati stimati nello 0,18% di un punto di deficit. Ma anche questo 0,18%,evidentemente, avrebbe potuto aggravare la situazione dei conti pubblici. Non si tratta quindi soltanto di un fatto di correttezza partecipativa di tutti al bene comune ma anche di interessi di bottega.

La posizione di Prodi sul recupero dell'evasione e dell'elusione fiscale è stata di conferma della spaventosa cifra di 200.000 miliardi di euro (pari a quasi la metà del nostro debito pubblico nazionale) il cui recupero ci farebbe rientrare tra le Nazioni più virtuose rispetto alla tenuta dei conti pubblici e sfaterebbe la leggenda metropolitana per la quale è la pubblica amministrazione a contribuire grandemente allo sfascio dei conti pubblici (senza voler nascondere che ci sono sicuramente degli sprechi da ricondurre ad attività produttive). Con queste cifre potremmo diventare un Paese all'avanguardia dei servizi sociali, degli investimenti produttivi e ridurre il livello impositivo. Quasi la metà del nostro stipendio, ad esempio, viene trattenuto per interesse comune. Non vedo perchè dovremmo tollerare chi non paga. Tornando a noi, il candidato premier ha affermato che si contenterebbe di poter recuperare un terzo (solo?) di tale cifra per risolvere tutti i nostri problemi. Ha anche detto (in un'altra trasmissione per il vero) che non esiterebbe a far scattare le manette per gli evasori. Non ha spiegato (o non ha avuto il tempo per farlo) come intenderebbe agire se fosse il prossimo Presidente del Consiglio. L'attuale Presidente se l'è cavata vantando i successi della lotta all'evasione del proprio governo ma ha riconosciuto che questo è sicuramente un problema da affrontare con maggiore decisione (riassumo il pensiero perchè non ho la pretesa di ricordare le singole parole).

Cosa dire? Probabilmente qualcosa di maggiormente serio rispetto al passato lo si dovrà mettere in cantiere non fosse altro per onorare gli impegni di spesa di entrambi i contendenti che prevedono riduzioni di entrate per sgravi impositivi di varia natura o maggiori spese per benefici alle famiglie, agli anziani, ed altri.

Abbiamo almeno registrato la presa di coscienza rispetto ad un problema non più eludibile per la credibilità delle nostre istituzioni e per il governo dei conti pubblici. Ricordate l'esempio che si fà sempre quando si vuole comparare il nostro sistema con quello americano? Si dice che Al Capone non fu arrestato per gli orrendi delitti che aveva compiuto o commissionato, ma perchè aveva dimenticato di onorare gli impegni con il fisco...sarà un'altra leggenda ma rende bene l'idea.

 

Cordiali saluti                           Gian Carlo Lo Bianco