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PREMI DI produttività AL TESORO: MASSIMO FASOLI risponde AL CORRIERE DELLA SERA Sul Corriere della Sera del 29 dicembre 2005 veniva pubblicato questo articolo di Gian Antonio Stella. In calce la risposta di Massimo Fasoli, segretario nazionale di CIDA UNADIS.
Tesoro, la legge dona 407
milioni ai dipendenti È il «premio produttività» legato ai controlli fiscali e ai risparmi di spesa. In media sono andati 6 mila euro a testa, ma i vertici ne hanno avuti 55 mila
Chi urla scandalizzato contro i drastici tagli
alle università si tiri su con lo spirito: quella
montagna di soldi risparmiati ha fatto felici tante
famiglie. Sono finiti infatti sotto l'albero dei
dipendenti del ministero dell’Economia. Chiamati a
spartirsi 407 milioni di euro e benedetti ciascuno,
in media, da un «premio» di 6 mila. Che raddoppiano
per centinaia di dirigenti e arrivano a punte, per i
massimi vertici, di 55 mila euro. Cento milioni di
lire. E poi dicono che lo Stato è povero e
taccagno...
Spiegano ora, al dicastero che gestisce le pubbliche
casse, che è così anche da altre parti e che
i premi di produttività sono utili al buon
funzionamento degli uffici e che è tutto regolare e
sancito dalla legge eccetera eccetera. Certo, a
prendere ad esempio quanto è stato recuperato dando
la caccia agli evasori, i numeri denunciati da
Beniamino Lapadula della Cgil sono (causa condoni)
da brividi: 11 miliardi nel 2001 e 4,8 quest’anno.
Con un crollo che, insieme con altri dati, non pare
dimostrare una efficienza tale da meritare regalie a
pioggia. Che tutte le carte siano formalmente a
posto, però, è verissimo.
La prima è la legge 350 varata dal governo alla
vigilia di Natale del 2003. Dove si diceva
che il Ministero dell’Economia, sulle somme riscosse
con le «attività di controllo fiscale», le «maggiori
entrate realizzate con la vendita degli immobili
dello Stato », i «risparmi di spesa per interessi»
sul debito pubblico e «l’attività di controllo e di
monitoraggio dell’andamento della finanza pubblica e
dei flussi di bilancio», fissa una percentuale da
spartire tra i dipendenti ministeriali degli uffici
«che hanno conseguito gli obiettivi di produttività
definiti, anche su base monetaria». Quanti a Tizio e
quanti a Caio? La decisione era demandata alla
«contrattazione integrativa ». Prova provata che il
premio non sarebbe finito affatto a chi aveva
aiutato lo Stato eliminando degli sprechi,
promuovendo dei risparmi, lavorando il doppio o
scovando evasori (come almeno in parte accadeva in
passato) ma a tutti. Purosangue e somari,
stakanovisti e lavativi.
E qualche giorno fa, ancora una volta proprio alla
vigilia di Natale (quale momento migliore,
per impacchettare un regalino?) è arrivato il via
libera del governo a spartire la somma fissata:
407.100.000 euro. Pari al taglio fatto nella Legge
finanziaria a tutte le Province messe insieme
invitate a tirare la cinghia. Oppure a quello alla
sicurezza, con gratitudine dei delinquenti. O pari,
come dicevamo, alla sforbiciata data alle Università
italiane che secondo Alessandro Bianchi, segretario
della Conferenza dei rettori, ammontano appunto a
415 milioni di euro. Di cui 200 destinati agli
aumenti di stipendio (spese fisse: inflazione,
anzianità, contratti...) dei dipendenti, dai
luminari ai bidelli. Scavalcati dal «premio» ai
ministeriali dell’Economia.
Oddio, non che sia l’unico. Nel silenzio pressoché
totale e un po’ omertoso, un bonus natalizio
il nostro squattrinato Stato lo dona ad esempio
(grazie all’approvazione d’un emendamento di pochi
anni fa di Giuseppe Fioroni, della Margherita) anche
ai 1800 dipendenti dell’Istituto Superiore di sanità
e ai 1200 dell’Ispesl (l’Istituto superiore per la
prevenzione e la sicurezza del lavoro). Nei cui
Consigli di amministrazione siede, senza imbarazzi
di incompatibilità, lo stesso Fioroni. Il meccanismo
qui è leggermente diverso. E nelle buste paga viene
dirottata una quota delle somme che la nostra
derelitta Sanità non è riuscita a utilizzare. Ma il
premio, evidentemente guadagnato grazie al luccichio
del nostro sistema sanitario, c’è. E lussuoso.
Pochi esempi: 6.323 euro ai funzionari di quarto
livello, 9.937 ai direttori di ricerca,
10.163 ai dirigenti di prima fascia. Per un totale,
distribuito quest’anno, di 7milioni di euro. Il
costo di una quindicina di tac di ultimissima
generazione. Indispensabili come l’aria a decine di
ospedali del Sud che devono mandare i pazienti nelle
cliniche private. Ma all’Economia, accusa la
deputata diessina Laura Pennacchi rilanciando le
denunce di una parte degli stessi dipendenti bagnati
dal felice acquazzone di denaro, la regalia (che la
stessa Cgil ha di fatto approvato chiamandosi fuori
dall’accordo ma senza mettersi di traverso per non
inimicarsi gli iscritti) è ancora più stupefacente.
Basta consultare le tabelle riportate dal sito dei
sindacati di base www.rdbcub.it. Tabelle che
lasciano sconcertati, in questi anni di vacche magre
in cui lo Stato va a tagliare anche sull’assistenza
ai disabili.
Dicono dunque queste tabelle che ai 203 dipendenti
del Gabinetto del Ministro sono destinati
pro-capite 5.911 euro di cadeau-premio. Ai 904 del
Dipartimento del Tesoro 6.073. Ai 2.242 della sede
centrale della Ragioneria Generale 13.679. Ai 462
del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e
Coesione 3.463. Ai 9.305 del Dipartimento
Amministrazione Generale, Personale e Servizi del
Tesoro 2.610. Ai 3.660 del Dipartimento per le
Politiche Fiscali 9.224. E infine ai 109 della
Scuola Superiore Economia e Finanze 8.330 euro. Ma
questa è la media dei bonus per tutti. Coi
dirigenti, abbiano o meno contribuito sul serio a
fargli guadagnare o risparmiare dei soldi, lo Stato
è stato infatti ancora più generoso.
L’accordo del 15 novembre scorso tra il dipartimento
generale e i sindacati, firmato da Unsa,
Dirstat, Unadis ma anche dalla Cgil, stabilisce
infatti che i dirigenti del Gabinetto di Giulio
Tremonti si spartiscano 308 mila euro, quelli del
Dipartimento del Tesoro (che sono un centinaio) un
milione e 242 mila, quelli della Ragioneria Generale
(mezzo migliaio) sette milioni e 204 mila, quelli
del Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e
Coesione 465 mila e quelli della Amministrazione
Generale un milione e 702 mila. Per un totale da
dividere, tra i soli dirigenti, di 10 milioni e 921
mila euro. Pari a quasi 23 miliardi di lire. Con una
maggiorazione del 65% ai dipendenti dell’ex-Tesoro.
Fate i conti: circa 12 mila euro a un dirigente del
Tesoro, circa 14 mila a quelli della Ragioneria. Con
vette di 55 mila euro ai massimi responsabili dei
dipartimenti. Le vacche saranno magre. Ma se le sai
mungere...
Gian
Antonio Stella
La replica del Segretario Generale di CIDA UNADIS Massimo Fasoli, pubblicata nella rubrica “Sergio ROMANO risponde” alla pagina 27 del Corriere nel numero di domenica 8 gennaio: Al Signor direttore del Corriere della Sera Caro direttore, il Corriere del 29 dicembre ha pubblicato un bell’articolo di Gian Antonio Stella sul cospicuo "premio produttività" di 407 milioni di euro corrisposto ai dipendenti (dirigenti e non dirigenti) dell'intero Ministero dell'Economia dove si scriveva che l'Unadis ha firmato l'accordo integrativo di ripartizione. Non ho difficoltà a riconoscere a Stella che il modo in cui furono apposte le firme sull'accordo tra il Ministero e le delegazioni sindacali poteva trarre in inganno. Ma noi dell'Unadis quell'accordo non l'abbiamo mai firmato. Approfitto della sua ospitalità per qualche altra considerazione. E’ utile consuetudine dei Governi di combattere l'evasione fiscale consentendo al Ministro delle Finanze di applicare alle effettive maggiori entrate una percentuale da destinare all’incentivazione della produttività del personale. Tra il ’97 (ultima legge) e il 2004, la percentuale è stata anche dell'8%. La finanziaria per il 2004, in linea con la politica di risparmio e di incentivazione della produttività, autorizzò il Ministro dell’Economia (Tremonti) a determinare annualmente la percentuale da applicare sulle maggiori effettive entrate anche per cartolarizzazione (vendita di beni immobili dello Stato), per risparmio di intereressi sul debito pubblico, per monitoraggio della spesa ed altro. Il Ministro Siniscalco, con decreto 7 luglio 2005, valutò in 89,4 miliardi di euro le maggiori effettive entrate e su di esse applicò la percentuale del 5%, per un importo di circa 447 milioni, di cui 407,1 a tutto il personale delle 4 Agenzie fiscali, dei Monopoli di Stato, del Dipartimento delle Politiche Fiscali e dell'ex Ministero del Tesoro e Bilancio. Per quest’ultimo, fissò in 97,92 milioni la quota spettante ai non dirigenti, in 17,28 milioni quella ai dirigenti (di cui un settimo ai capi dipartimento e ai direttori generali) e d’autorità assegnò una maggiorazione del 65% al personale dei Dipartimenti del Tesoro e della Ragioneria Generale dello Stato, rispetto a quelli dell’Amministrazione Generale e delle Politiche Sviluppo. Lo stesso decreto affidava alla contrattazione integrativa “i tempi, le modalità di erogazione dei fondi nonché la determinazione delle risorse da assegnare ai Dipartimenti”; la finta contrattazione per i non dirigenti si è chiusa il 14 settembre 2005 con il consenso di tutte le relative organizzazioni sindacali. In ottobre, il Ministro Tremonti concretò il decreto Siniscalco e la finanziaria per il 2004. Il suo decreto passò al rapido vaglio degli organi di controllo e la postuma contrattazione integrativa per i dirigenti ci fu solo il 25 novembre. L’accordo (in realtà si trattò di una presa d’atto) non fu firmato da Cida-Unadis e da altri sindacati. I compensi sono noti e variano da circa 2.000 euro ai commessi a 50.000 euro ai capi Dipartimento; per motivi non chiariti, ai dirigenti del Dipartimento delle Politiche di Sviluppo è toccato il più basso. Nessun CCNL si chiude in tempi fisiologici. Quelli dei dirigenti Ministeriali, della Presidenza del Consiglio, delle Agenzie Fiscali e del Parastato sono scaduti il 31 dicembre 2001. Quindi, alcuni Ministri cercano maggiori risorse per il personale collegandole ad incrementi di produttività, così come del resto avviene anche nel settore privato. Tuttavia, molto spesso l’ex Tesoro-Bilancio sbarra la strada ad analoghe richieste di altri Ministri, anche se neutrali sul piano finanziario. Salvi i casi in cui, naturalmente, non possa rifiutare il proprio consenso. Grato per l’attenzione, formulo a Lei, ai suoi collaboratori e a Gian Antonio Stella i miei migliori auguri di un felice 2006. Massimo FASOLI |