Roma, 01/12/05

 

 

 

Ai Colleghi Dirigenti

 

 

 

Aspettando Godot…..

di   Gian Carlo Lo Bianco    

 

 

 

   Nell’attesa del mitico contratto (quasi ogni giorno  l’ARAN ne chiude uno, ma l’inerzia degli anni scorsi li ha messi in fila) affrontiamo qualche aspetto, non secondario, del nostro rapporto di lavoro. Ad esempio quello relativo all’attribuzione ed al rinnovo del contratto individuale, sul quale l’ARAN  (a seguito di direttive del governo) ha qualche mal di pancia. Si vorrebbe, in particolare, accreditare il principio della non automaticità dell’equivalenza di un nuovo contratto rispetto al precedente in ipotesi di soppressione o ristrutturazione di uffici. Capite bene che in Presidenza, dove le riorganizzazioni sono all’ordine del giorno (ne avremo a iosa se pensiamo alla neo riforma costituzionale), il problema è particolarmente acuto, perché si rischia di non avere incarichi equivalenti ai precedenti, magari penalizzati del solo dieci per cento, ma di fascia retributiva  inferiore. Su questo l’UNADIS – CIDA sta combattendo con l’ARAN una battaglia quasi solitaria che sta dando però qualche apprezzabile risultato. Un altro non piccolo problema è nella selezione per l’attribuzione di un incarico. La Presidenza è tra le poche amministrazioni che non ha inteso ancora disciplinare una forma di pubblicità dei posti liberi (o in procinto di esserlo) per non doversi confrontare con eventuali aspiranti e giustificare il perché di una scelta (magari esterna quando ci sono equivalenti professionalità interne). Su questo L’UNADIS – CIDA, assieme ad altri sindacati, aveva raggiunto un accordo preliminare con l’Amministrazione, nel marzo scorso, che non è stato sconfessato, ma sospeso, in attesa del nuovo contratto.  Particolarmente acuta per la Presidenza è anche la questione dei dirigenti degli uffici di diretta collaborazione del personale politico. Il perché è sotto gli occhi. Abbiamo non solo un Presidente (oggi Primo Ministro) e magari tre o quattro Sottosegretari (come avviene nei Ministeri) bensì oltre dieci tra Ministri e Sottosegretari che ad ogni cambio di maggioranza rinnovano il loro parco-dirigenti. Con il rischio – e più del rischio, con la quasi certezza – di rimpinguare i ruoli della Presidenza (come è già avvenuto a seguito dell’istituzione del ruolo). Ponete mente all’ipotesi per cui ad ogni modificazione delle norme sulla Presidenza (costituzionali od ordinarie) si debba mettere mano alla riorganizzazione di dipartimenti, uffici e servizi ed alla conseguente necessità di rivedere i ruoli. In quale situazione ci potremmo trovare (rectius, si troveranno i colleghi più giovani) dopo un altro paio di legislature?Con quali possibilità di ottenere trattamenti normoeconomici diversi, magari migliori rispetto a quelli dei colleghi di altre Amministrazioni (dato il lievitare del numero dei dirigenti in ruolo) è facile immaginare. E che dire dei troppi esperti esterni che lavorano in Presidenza? Possibile che tra quasi quattrocento dirigenti dei ruoli non ci siano equivalenti professionalità? Anche questo sarà un aspetto da considerare al tavolo del negoziato. Per non parlare di una qualche confusione se non sovrapposizione di competenza tra dipartimenti ed uffici che, oltre a creare ritardi e disservizi, moltiplica il contenzioso interdirigenziale. Dovremo anche qui fare chiarezza.

   A proposito, non sono stato “illuminato” da nessuno di voi  sull’aumento del tasso di sconto della BCE. Qualcuno, a voce, mi ha suggerito l’ipotesi che la mossa sia nella direzione di attrarre capitali stranieri in concorrenza con gli U.S.A. Sarà…. ma i tassi U.S.A. sono al 4% e difficilmente il 2,25% potrà fargli concorrenza anche perché la produttività europea non è quella americana. E allora? Devo chiedere a Brunetta?

 

Cordiali saluti                                                                          Gian Carlo Lo Bianco    

                                                                                                                             

 

Roma, 12.12.05

 

  Ai Colleghi Dirigenti

 

Le risposte a Godot...

 

Riprendo, con qualche ritardo dovuto al ponte dell’Immacolata (i ponti metaforici sono sacri nel nostro Paese tranne quelli veri che si preannunciano per cento anni e non si fanno mai).Riepilogo delle puntate precedenti. Il CCNL dell’Area Dirigenti Ministeri è in via di conclusione. Oggi c’è confronto all’ARAN e per il santo natale (di questo anno, si spera) ci dovrebbero essere le condizioni per la firma. Nel frattempo c’è la possibilità che l’attuale maggioranza di governo tenti, con emendamenti alla finanziaria o al collegato, di stabilizzare il personale di diretta collaborazione (dirigenti compresi) dei politi. E’ ovvio che la CIDA/UNADIS si sta battendo (per la terza volta mi pare) contro questa evenienza. Se c’è un aspetto “odioso” dello spoil system all’italiana è che esso si presta anche a questi mezzucci per aggirare i concorsi. Purtroppo ero facile ed isolato profeta quando antevedevo questi rischi che oggi vedono in tanti. Comunque sia, la politica della CIDA a questo riguardo è nella direzione giusta in quanto è favorevole alla conclusione del contratto di lavoro per il personale di diretta collaborazione allo spirare della legislatura. A proposito di spoil system, la stampa ha dato notizia di un possibile inserimento, nel programma della coalizione, oggi di opposizione, di una abrogazione dell’istituto. Alla buon‘ora, verrebbe da dire, se l’esperienza non ci rendesse cauti nel giubilo. Serietà vorrebbe che questa volontà fosse espressa nei primi sei mesi di legislatura, piuttosto che negli ultimi (ammesso che la coalizione di centrosinistra vinca le prossime elezioni) altrimenti potrebbe essere l’ennesima furbizia per stabilizzare i propri dirigenti. Vedremo.  A proposito di stabilizzare, corre voce di un altro emendamento, che ovviamente la CIDA/UNADIS contrasterà con tutte le proprie forze, volto a sterilizzare gli effetti del “semestre bianco” circa le nomine governative. Il pretesto è, per l’appunto, l’ARAN, dove sono in scadenza gli incarichi di vertice. Si vuole tentare l’ennesima lottizzazione che poi non possa subire modificazioni da parte del prossimo governo. Ma non si trattava di un organo tecnico? Buon gusto vorrebbe, a pochi mesi dal voto, che fossero prorogati gli attuali incarichi, per dare modo al nuovo governo di scegliere le migliori competenze tecniche.Ma quello che appare ragionevole per l'uomo comune non sempre coincide con gli interessi della politica…

Ringrazio i colleghi che, questa volta, punti nel vivo (Brunetta non deve essere molto popolare in P.C.M.) mi hanno inviato la loro opinione “illuminandomi” sul perché la BCE (in periodo di quasi recessione, diciamo di stagnazione, diciamo di "scintille di ripresa economica"...ah, il CENSIS!) incrementi il tasso di sconto dal 2% al 2,25%. Mi fa piacere che i pareri al riguardo prevengano anche da colleghi non economisti. Qualcuno ha detto che non è opportuno lasciare l’economia nelle sole mani degli esperti. Ovviamente questa metafora vale anche per i giuristi. Il collega Sepe, ad esempio, rileva che non sembrerebbero esserci tensioni inflazionistiche tali da giustificare la manovra. La sua chiave di lettura è  che probabilmente la BCE vuole rafforzare il potere contrattuale dei datori di lavoro che potrebbero avere come alibi l’accrescimento del costo del denaro. Dietrologia? Chissà. Comunque è una tesi . Il collega Gavronski invece giustifica l’incremento del tasso nominale di sconto da parte della BCE, che avrebbe inteso riportare la situazione monetaria al punto precedente all’aumento del prezzo del petrolio, cercando così di raffreddare le aspettative d’inflazione. Abbastanza convincente ma non necessariamente vero perché si parla di aspettative al 2,7 % che nessun documento ufficiale ha, mi sembra, ancora confermato. La collega Di Rocco, laureata in economia (mi fa sapere) mi da appuntamento a fine anno (tutto questo tempo ad arrovellarmi?) perché, essendo professionista diligente, probabilmente vorrà verificare i conti annuali. Non manca però di darmi una concisa anticipazione manifestandomi che l’incremento dei tassi americani avrebbe una qualche influenza su quelli europei (spero vorrà, a fine anno, dirmi anche perché). Aggiunge una considerazione che condivido. Probabilmente io ho in mente la situazione italiana e non quella europea. E’ vero, anche se quella europea non mi sembra molto più esaltante rispetto a quelle americana e cinese. E lascio, da ultimo, ma non per ultimo, un corposo contributo che proviene da alcuni colleghi dirigenti del DAE (non bisogna mica vergognarsi di far conoscere il proprio nome soprattutto quando, come in questo caso, c’è una sicura professionalità da far valere). In sintesi, i colleghi del DAE articolano la loro diagnosi su una considerazione di fondo che per il vero, non avevo completamente presente. E cioè che la BCE sarebbe sorta (Maastricht) con l’espressa missione di contenere l’inflazione anche se ciò dovesse andare a scapito della produzione  e dell’occupazione. Sarebbe grave se questo fosse l’unico obiettivo della BCE, come sembra dai trattati. Forse andrebbero rinegoziati. Anche perché, come fanno osservare acutamente i colleghi economisti, la FED americana (omologa della BCE) persegue (e vorrei vedere) molteplici obiettivi quali la stabilità dei prezzi (giusto) come pure altri, quali quelli della stabilità del ciclo economico, dei valori finanziari…. E allora perché la BCE si dedica solo al contenimento dell’inflazione? La spiegazione starebbe (secondo i colleghi) nella promessa fatta alla Germania di limitare a questo obiettivo l’azione della BCE. Perché?. E’ vero che la Germania ha paura dell’inflazione. L’aveva subita disastrosamente prima della guerra. Ma da sola questa spiegazione non convince. Cosa impedisce di tenere sotto controllo l’inflazione incentivando la produzione? Questo sinallagma,  aumento della produzione uguale aumento dei prezzi e del costo del lavoro, non è del tutto chiaro a chi non è addetto ai lavori. Ne deriverebbe che la BCE stabilizza i prezzi aggravando la recessione (o la stagnazione, o la ripresina). Infatti, sostengono i colleghi, la politica monetaria può solo perseguire la stabilità dei prezzi anche a scapito dell’occupazione. Se questo è vero, a chi spetta sostenere la crescita se il costo del denaro ( uno dei più importanti fattori di investimento) si alza? Domanda retorica Spetta ai governi (questa è una mia considerazione). Se comunque la competitività delle esportazioni europee verrà penalizzata, la bolletta petrolifera ne avrà giovamento e con essa il tasso d’inflazione. Questa la conclusione dei colleghi. Grazie per il contributo.

 Da ultimo, i colleghi del DAE mi chiedono di prendere posizione rispetto ad un loro documento che denuncia una possibile forte limitazione dei compiti del DAE disperdendo alcuni dirigenti in Staff  in altre strutture della P.C.M. Ho poco da aggiungere a quanto ho sempre scritto in materia. Se lo scopo non confessato dell’Amministrazione fosse quello di indebolire tale struttura, sarebbe condannabile. Ma non ci sono elementi per dimostrarlo. Le competenze economiche possono trovare utile asilo in qualsiasi struttura della P.C.M. (quasi tutto, alla fine, si riduce ad un problema costi-benefici).Ciò detto però non posso non condividere l’ansia dei colleghi che vorrebbero rafforzare il DAE. Questo è un obiettivo comune.

 

Cordiali saluti                                                                       Gian Carlo Lo Bianco