
IL CONSIGLIO DIRETTIVO DELLA CIDA-UNADIS,
RIUNITO IN ROMA NELLA SEDE CONFEDERALE
IL 18 GENNAIO 2003, HA SVOLTO E APPROVATO ALL'UNANIMITÀ LE
CONSIDERAZIONI CHE SEGUONO
Tutte le Amministrazioni dello Stato,
nessuna esclusa, stanno vivendo una lunga fase di caotica
transizione, di cui non si intravede né il senso del percorso né
il possibile esito. L'effetto di disorientamento del flusso
continuo di innovazioni normative, spesso contraddittorie, è
evidente a tutti, ma è assolutamente oscuro l'approdo cui la
demolizione, per essere creativa, dovrebbe consapevolmente
puntare. Perciò, in assenza di una progettualità, anche di sola
cornice, che conferisca agli interventi riformatori un minimo di
razionalità, i cambiamenti imposti mediante leggi e regolamenti
appaiono ispirati a una logica di rapporti di forza tra correnti
e gruppi politici dell'area di governo e, a cascata, tra apparati
amministrativi di vario livello.
Accanto alla grave assenza di una politica per l'Amministrazione
che accompagni la devoluzione istituzionale, emerge, con tutta
evidenza, la non consapevolezza del ruolo del pubblico nella
società; viene quindi ignorata l'esigenza di una esplicita
ridefinizione di quali beni siano da considerare pubblici, mentre
manca una visione organica e coerente dei nuovi equilibri fra i
vari livelli istituzionali, anche sul territorio. Per sua parte
il sistema elettorale maggioritario, potenzialmente portatore di
stabilità governativa, ha finito per costituire il presupposto
di una concezione proprietaria delle istituzioni e,
nell'Amministrazione, di unoccupazione delle strutture
pubbliche.
L'introduzione surrettizia di forme estreme di spoil system, da
parte del precedente e del presente Governo, che costituiscono
anche pericolosissimi precedenti, non è stata adeguatamente
combattuta - se non addirittura è stata sostenuta - da alcune
organizzazioni sindacali. Il risultato è che il carattere
istituzionale dell'apparato amministrativo pubblico, sancito
dalla nostra Costituzione con il precetto dell'imparzialità del
suo operato, si è venuto oscurando e degradando da strumento al
servizio esclusivo della Nazione a docile arnese del Governo pro-tempore
o di parti di esso.
I dirigenti pubblici non possono modellare il loro operato
secondo un criterio di fedeltà politica e rivendicano il senso
profondo della loro identità e della loro missione quale
fondamentale e insostituibile motivazione del loro impegno
professionale.
L'appannamento del senso delle istituzioni, l'uso "orientato"
dell'apparato pubblico e la perdita della sua stabilità -
garanzia di continuità dell'Amministrazione -, lo spoil system
più o meno allargato, il flusso continuo e casuale di picconate
normative, il carattere arbitrario, precario e aleatorio degli
incarichi dirigenziali, la crescente immissione dall'esterno di
dirigenti arruolati a cascata in base a criteri non
professionali, le riforme di struttura motivate solo dalla volontà
di modificare gli assetti del management, sono tutti aspetti di
un quadro che - è chiaro a tutti - produce risultati negativi
per la stabilità e la coesione del sistema Paese, tanto più
negativi nel quadro che si va definendo della nuova Europa e
delle nuove Regioni.
E' urgente ristabilire condizioni di normale esercizio della
funzione pubblica e recuperarne la natura istituzionale di
neutralità rispetto agli esiti della competizione politica.
In questa luce, mentre la privatizzazione è stata indirizzata
alla precarizzazione della dirigenza dello Stato, è ora
necessario ripristinare - non tanto il carattere pubblico del
rapporto di lavoro - quanto la sua stabilità; non sembra,
infatti, molto produttivo, né per l'Amministrazione né per i
dirigenti, né per i cittadini, un sistema di incarichi con
durata di pochi mesi.
Altro punto essenziale è il recupero dell'autonomia e
dell'imparzialità dell'azione amministrativa, obiettivo
realizzabile solo in un quadro normativo che ne garantisca
l'effettività in capo a una dirigenza responsabile
nell'interesse della collettività e della necessaria crescita
della sua fiducia nelle istituzioni pubbliche.
Nel ribadire il loro ruolo di fattore strategico di coesione del
Paese e di garanzia dell'imparzialità e della legittimità
dell'azione amministrativa, i dirigenti chiedono di essere
giudicati dai cittadini e dai Governi sulla base di espliciti
criteri oggettivi e professionali.
Da qui bisogna cominciare un nuovo cammino e in tal senso la CIDA-UNADIS
richiama tutti gli iscritti a una attiva partecipazione e
conferisce mandato alla Giunta Esecutiva e alla Segreteria
Nazionale.