CONFEDERAZIONE ITALIANA DIRIGENTI D’AZIENDA
Federazione funzione pubblica
Unione nazionale dei dirigenti dello Stato – U.NA.DI.S.

Principio fondante della riforma Cassese e cuore del sistema normativo del decreto legislativo n. 29 del 1993 era l’affermazione di una netta distinzione tra le autonome responsabilità dell’autorità politica, titolare dei poteri di indirizzo, e la dirigenza amministrativa, titolare di quelli di gestione.
Gli interventi correttivi apportati in questa legislatura alla normativa e la pratica attuazione della riforma da parte di numerosi ministri degli ultimi governi, primo fra tutti Bassanini, hanno condotto alla sostanziale cancellazione di quel principio e alla restaurazione, in forme nuove, di un potere gestionale della direzione politica, ineluttabilmente sensibile a sollecitazioni estranee.
Con la contrattualizzazione del rapporto di lavoro dei dirigenti statali è stata cancellata ogni forma di progressione in carriera ed è stata data via libera a rimozioni immotivate, a nomine clientelari e a un sistema di affidamento degli incarichi premiante delle appartenenze prima che delle professionalità.
Si va così realizzando una condizione di sudditanza degli apparati pubblici rispetto a interessi di parte mentre, nel nome di una supposta efficienza, nemmeno è più fatto richiamo a quell’esigenza di imparzialità che, in tema di Pubblica Amministrazione, è un pilastro del nostro impianto costituzionale.
A questa situazione dobbiamo far fronte in difesa del nostro ruolo e della nostra dignità e, ancor più, del diritto dei cittadini a non vedere lo Stato ridotto a struttura di servizio dei partiti di volta in volta al governo.
Per questo obiettivo l'occasione oggi disponibile è l’elezione del nostro rappresentante nel Comitato dei garanti, che deve manifestare una forte solidarietà di gruppo attraverso la massiccia partecipazione di tutti.
Siamo quindi chiamati a un personale e diretto impegno che deve vedere uniti tutti i dirigenti, senza distinzione di collocazione ministeriale o di fascia retributiva. E’ questa una posizione che noi della CIDA possiamo esprimere assai meglio delle altre organizzazioni sindacali.
Queste, associando in modo indifferenziato tutte le figure professionali, sono inevitabilmente condizionate dai loro meccanismi di democrazia interna e valorizzano, specie nelle fasi decisionali, le posizioni delle componenti maggioritarie sacrificando la qualità e la peculiarità delle funzioni dirigenziali.
Accade anche che, ai tavoli contrattuali – specie in sede decentrata – quei sindacati finiscono con il rappresentare la parte, in quanto espressione dei lavoratori dipendenti, e la controparte, impersonata dai dirigenti, anch’essi lavoratori dipendenti pur se in una distinta condizione. E non è una questione solo di rapporti, ma soprattutto di funzionalità e di efficienza.
Si realizza cioè una condizione di confusione, se non di conflitto di interessi, che né CGIL, CISL e UIL, né gli altri sindacati hanno saputo risolvere; dall’altra parte molti dirigenti pubblici hanno sottovalutato il problema e mantenuto l’adesione a queste organizzazioni spesso solo per sostenerne le politiche complessive di difesa degli interessi generali del mondo del lavoro.
Con l’acquisizione della titolarità dei dirigenti pubblici alla contrattazione collettiva si va facendo strada una nuova consapevolezza e non è più eludibile l’esigenza di una rappresentanza sindacale unitaria dei dirigenti pubblici che, senza contraddire i valori della confederalità, sia affrancata dai condizionamenti delle categorie non dirigenti.
Questa esigenza è compiutamente soddisfatta dalla CIDA, costituita fin dall'immediato dopoguerra come organizzazione dei dirigenti di cui, nel settore privato, ha la rappresentanza esclusiva e riconosciuta in tutte le sedi e a tutti i tavoli, ivi compresi quelli di concertazione sulle politiche generali.
In quanto espressione genuinamente unitaria dei dirigenti, la CIDA dà voce a tutte le espressioni politiche e culturali, senza opporre steccati ideologici di alcun genere, ed è in ragione di questa vocazione che la CIDA sostiene, nelle elezioni del nostro rappresentante nel Comitato dei garanti, la candidatura di un collega in grado di rappresentare realmente tutti noi e la cultura dell'autonomia e della responsabilità di cui siamo portatori.

Roma, luglio 2000