
VALUTAZIONI DELLA CIDA SULLA RIFORMA DELLA DIRIGENZA STATALE
ed emendamenti
suggeriti dalla CIDA
all'Atto Camera 1696
Disposizioni per il riordino della dirigenza statale e per
favorire lo scambio di esperienze e linterazione tra
pubblico e privato
Il disegno di legge sul
riassetto della dirigenza statale proposto dal Governo presenta
un impianto in buona parte condivisibile sul piano dei principi
con alcuni spunti fortemente innovativi ma anche con diverse
lacune sul fronte degli strumenti normativi adottati.
Sul piano dei principi tra quelli condivisibili se ne possono
enucleare almeno tre: il perfezionamento della privatizzazione
del rapporto di lavoro dei dirigenti statali, linterazione
delle esperienze dirigenziali tra settore pubblico e settore
privato e infine lequiparazione dei vertici dirigenziali
degli enti pubblici e delle società partecipate dallo Stato con
i vertici della dirigenza statale.
La Cida, per la sua natura di organizzazione rappresentativa
della dirigenza privata e pubblica, non può che accogliere
favorevolmente tali principi; tuttavia essa ritiene che un
disegno di legge di riassetto della dirigenza debba sempre e
comunque portare ad un ampliamento dellautonomia del
dirigente e ad una valorizzazione del suo ruolo, non invece ad
una coercizione della sua sfera di poteri.
Cè da parte nostra il convincimento che una riforma degli
assetti dirigenziali debba rappresentare per la categoria unoccasione
di crescita, una chance in più per migliorare la qualità della
propria funzione non solo come ridefinizione dei propri compiti
ma anche come apertura di nuovi scenari sul piano delle
prospettive di lavoro e come allocazione di nuove risorse e di
nuovi strumenti normativi sul piano dellaggiornamento e
della formazione professionale.
Prima di capire se questa riforma abbia centrato lobiettivo
della valorizzazione della dirigenza, che per la Cida è
assolutamente imprescindibile, va fatta una brevissima
annotazione sul piano metodologico.
Ci pare opportuno dover constatare che ogni nuovo Governo non
appena si insedia presenta una riforma della dirigenza statale,
cambiando le regole di status normativo della categoria.
Ora noi siamo perfettamente consapevoli del fatto che la
normativa sul pubblico impiego sia rimasta intatta per quaranta
anni (dal T.U. del 57 al D. Lgs. 29 del 1993), creando
nicchie di potere e determinando seri problemi di inefficienza e
di inefficacia dellazione amministrativa.
Tuttavia non ci sembra politicamente corretto che
ogni nuovo Governo aggiusti gli assetti della dirigenza statale
in funzione delle proprie esigenze di parte.
Il solo effetto annuncio sulla stampa della revoca di alcuni
incarichi ad altissimo livello crea una ricaduta negativa sul
piano della credibilità delle istituzioni e mina fortemente il
rapporto di fiducia che il cittadino ha nei riguardi delle
amministrazioni pubbliche. Ogni volta che questo accade limmagine
della dirigenza pubblica viene inevitabilmente lesa perché
inizia inevitabilmente la lotteria dei manager interessati dallepurazione
o meno.
Se questa riforma fosse stata varata qualche mese dopo sarebbe
stato, a nostro avviso, molto più opportuno.
Fatte queste premesse, passiamo ai contenuti della riforma.
Si è già detto che la Cida condivide i principi generali cui la
stessa è informata.
Quanto alle misure previste nel disegno di legge ve ne sono
alcune che valutiamo favorevolmente, mentre su altre lamentiamo
la assoluta inadeguatezza degli strumenti adottati.
Tra le misure che giudichiamo favorevolmente va annoverato tutto
linsieme di norme che prevedono lo scambio di esperienze
della dirigenza tra il settore pubblico e quello privato e con
gli organismi internazionali.
Questa è una misura altamente innovativa che potrebbe favorire,
se attuata in maniera adeguata, larricchimento
professionale della dirigenza nel suo complesso, nelle sue
componenti pubbliche e private.
Altra annotazione di segno positivo è, per la Cida, laver
previsto listituzione di una apposita area di
contrattazione della vice dirigenza.
E sicuramente unapertura ed uno strumento di
valorizzazione per i quadri, anche se non si condivide la
terminologia utilizzata (vicedirigenza) che è restrittiva
rispetto alle alte professionalità che prestano la loro
qualificata azione nelle pubbliche amministrazioni. Né è
accettabile il rinvio alla contrattazione per la definizione dellapposita
area, in quanto le regole che disciplinano le relazioni sindacali
è bene siano stabilite per legge, senza rinvii o soluzioni
pilatesche.
Vi è poi nel disegno di legge tutta unaltra serie di
misure sulle quali non possiamo non esprimere delle forti riserve.
Innanzitutto la scelta della estensione dello spoils system a
tutti gli incarichi di funzione dirigenziale e non solo a quelli
di direzione degli uffici dirigenziali.
Questo sistema, malgrado le rassicurazioni del Governo, porterà
inevitabilmente ad una progressiva politicizzazione
della dirigenza, e, ancor peggio, ad un suo asservimento alla
maggioranza al potere, che andrà a discapito non solo della
professionalità ma, più in generale, del principio di buon
andamento delle PP.AA. di cui allart. 98 della Costituzione.
E questa misura appare ancor più grave se si constata che:
nella norma che prevede il conferimento degli incarichi di
funzione è stato soppresso il riferimento ai risultati
conseguiti in precedenza dal dirigente interessato;
la durata degli incarichi è stata abbreviata;
nella norma che prevede il conferimento di un incarico equivalente,
dopo la revoca, il dirigente non viene sentito con
palese violazione del diritto alla difesa e del contraddittorio.
Linsieme di queste misure - per tornare all'interrogativo
che ci siamo posti all'inizio - non va certo nella direzione di
una valorizzazione della categoria ma al contrario rende più
precario il ruolo del dirigente che potrebbe essere costretto ad
assecondare questo o quello schieramento politico.
Fortunatamente la dirigenza di seconda fascia è uscita indenne
da questa misura ma il rapporto tra le due fasce è talmente
stretto che tutta la categoria viene in qualche modo interessata
dal rischio della politicizzazione.
Unaltra norma sulla quale la Cida esprime notevoli
perplessità è quella che ha ampliato i posti riservati agli
esperti di fiducia, dal 5% al 10%. Tale misura indica come sia
alto lindice di sfiducia che il nuovo Governo annette agli
apparati burocratici esistenti e anche ciò determina un forte
danno dimmagine alla categoria. In ogni caso va interrotto
questo ingresso massiccio di esperti esterni ad ogni cambio di
Governo, giustificato solo dal fatto di non avere le
professionalità specifiche allinterno delle pubbliche
Amministrazioni.
Unultima annotazione riguarda linadeguatezza degli
strumenti adottati dal disegno di legge di riforma.
La Cida auspicava che in occasione del riassetto si ponesse mano
ad una rivisitazione dellistituto del Ruolo unico, che ha
dato cattiva prova di sé da quando è stato istituito. Dalla sua
originaria impostazione di sede istituzionale per la rotazione
degli incarichi della dirigenza e di strumento per la migliore
collocazione della stessa è divenuto negli anni una sorta di
limbo in cui emarginare i dirigenti scomodi. Anziché il luogo
della valorizzazione delle competenze è stato utilizzato per il
mobbing dirigenziale, tradendo così il suo stesso principio
ispiratore.
Ci si aspettava tra laltro che tale istituto migliorato
sulla scorta dellesperienza maturata, fosse rilanciato con
un ampliamento della sua sfera di applicazione ai dirigenti di
tutti i settori pubblici; ciò avrebbe favorito la mobilità
interna della dirigenza a livello intercompartimentale, e quindi
dalla sanità alla scuola e non solo da un Ministero allaltro.
Ciò non è previsto dalla nuova riforma e il Ruolo unico resta
pertanto uno strumento non adeguatamente strutturato rispetto al
preteso obiettivo della mobilità dirigenziale, in evidente
contraddizione con la volontà di creare una osmosi dei dirigenti
persino tra pubblico e privato.
Infine il provvedimento del Governo non prevede alcuna misura a
favore della formazione dei dirigenti pubblici.
Come si può pensare ad un interscambio tra dirigenza pubblica e
dirigenza privata senza unadeguata formazione? La Cida
intende far valere, a tale proposito, le ottime esperienze
maturate dai centri di formazione bilaterali costituiti da alcune
sue Federazioni di settore insieme con le parti datoriali. Ciò
al fine di garantire alla categoria uno strumento idoneo alla
crescita culturale e professionale e allaggiornamento
continuo della dirigenza.
Queste sono alcune delle principali questioni che ci pare
doveroso sollevare, sulla scorta dellesperienza maturata,
pronti ad offrire un contributo migliorativo nellinteresse
della categoria e per il perseguimento dellobiettivo della
sempre maggiore qualificazione dei servizi pubblici del Paese.
Sulla base di
queste valutazioni e pur consapevole della necessità di
rivedere, in un secondo tempo l'insieme della normativa del
decreto legislativo n. 29/1993 (ora n. 165/2001), la CIDA ha
formulato una serie di proposte di emendamento all'atto Camera
1696.
Gli interventi proposti riguardano:
- la omogeneizzazione della durata massima per tutte le tipologie
di incarichi dirigenziali;
- il pieno riconoscimento della contrattazione collettiva di
diritto privato, con efficacia per l'intera categoria e della
valenza contrattuale dell'atto di conferimento e di accettazione
dei singoli incarichi dirigenziali;
- il rafforzamento del collegamento fiduciario tra gli incarichi
amministrativi di vertice e il Governo che li ha conferiti;
- la sostituzione di alcuni meccanismi di spoil system con
procedure consensuali, adeguatamente finanziate;
- la effettività della costituzione, nell'ambito della P.A.,
dell'area contrattuale dei quadri e di quella dei professionisti,
anche relativamente a una pluralità di comparti, in cui
rispettivamente inserire, nell'area quadri, il personale che
svolge compiti di direzione di strutture, servizi, uffici e/o
unità organizzative comunque denominate di livello non
dirigenziale e destinatario di eventuali deleghe da parte dei
dirigenti e, nell'area professionale, le figure professionali che
non rivestano qualifica dirigenziale e che svolgano, in posizione
di elevata responsabilità, attività tecnico-scientifica e di
ricerca, oppure che comportino iscrizione ad albi professionali;
- la istituzione di un Albo Nazionale dei dirigenti pubblici, in
cui iscrivere tutti i dirigenti delle amministrazioni dello Stato
anche ad ordinamento autonomo e la contestuale soppressione del
Ruolo unico dei dirigenti dello Stato, rinviando a un apposito
regolamento, da emanarsi nel rispetto delle prerogative delle
autonomie territoriali ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, sentita la Conferenza Stato-Regioni
e province autonome di Trento e Bolzano.