Rimaneggiamento delle aree di contrattazione: ancora ostacoli al rinnovo del CCNL dei dirigenti pubblici.

Da fonti attendibili, si è appreso che l’Organismo di coordinamento dei Comitati di Settore, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, ha deciso di modificare le direttive fornite in precedenza all’ARAN, per la negoziazione delle Aree contrattuali della dirigenza pubblica con le Confederazioni sindacali.
Le nuove indicazioni all’ARAN vanno nel senso di suddividere l’Area 1 del precedente assetto (Ministeri, Agenzie fiscali, Enti parastatali, Aziende di Stato, Università, Enti di ricerca) in tre Aree: Ministeri ed Aziende, Agenzie fiscali ed Enti parastatali, Università e Enti ricerca.
A queste tre Aree, si aggiunge quella relativa ai dirigenti della Presidenza del Consiglio, istituita col Decreto legislativo n. 343/03.
Resterebbero ferme le Aree della dirigenza medica e della dirigenza sanitaria, delle Autonomie locali e quelle della dirigenza scolastica.
Tirando le somme, si passa da cinque Aree dirigenziali a otto.
Questa frammentazione, che soddisfa solo spinte corporative ed esigenze di rappresentatività di alcune centrali sindacali, non può che essere giudicata negativamente.
La CIDA, da sempre è favorevole al massimo accorpamento possibile delle Aree dirigenziali delle pp.aa., in coerenza a quanto accade nei settori privati. Perciò ha proposto un riaccorpamento delle Aree che tiene fermo il numero di cinque, staccando Università e Ricerca dall’Area 1 ed aggregandole all’Area 5 della dirigenza scolastica.
Lo sciopero generale delle dirigenze pubbliche, già deciso dal Comitato di presidenza della Federazione FP-CIDA per il 20 aprile p.v., trova una ulteriore fonte motivazione in questo ennesimo cedimento della parte datoriale pubblica alle pretese delle centrali sindacali confederali.

Antonio Zucaro – Presidente FP-CIDA

Roma, 4 marzo 2004