COMUNICATO

 

La retribuzione degli incarichi aggiuntivi al Ministero dell'economia e delle finanze

 

 

Siamo, da sempre, convinti che, nel regime della onnicomprensività, i titolari di incarichi aggiuntivi debbano essere equamente retribuiti per l'impegno e le responsabilità connesse agli incarichi stessi e che debbano finalmente cessare le pratiche del loro affidamento secondo logiche di clientela e della loro concentrazione in abnorme quantità in un gruppo ristretto di sodali, il più delle volte sostanzialmente all'insaputa degli stessi Ministri. Questi ultimi, infatti, di solito finiscono solo con il formalizzare con la propria firma il conferimento mentre le Amministrazioni sistematicamente rifiutano persino di rendere noti i criteri, pur generalissimi, che presiedono alle loro scelte in tema di conferimento, con la scusa di non poter invadere la sfera di competenza dei Ministri.

Non a caso il CCNL 1998-2001, sottoscritto da tutte le Organizzazioni sindacali di categoria, ha creato le premesse per moralizzare il settore e non a caso il Ragioniere generale dello Stato ha recentemente sentito il bisogno di emanare una propria direttiva per limitare a cinque per persona il numero massimo di incarichi attribuibili.

Aggiungiamo che, a nostro modo di vedere, lo svolgimento degli incarichi aggiuntivi per un verso costituisce dovere di ufficio dei dirigenti, per altro verso, per quanto impegna la posizione e l'immagine dell'Amministrazione, non può essere legittimamente affidato a chi non ha titolo a rappresentarla. Non solo: i compensi degli incarichi aggiuntivi alimentano, per legge, il fondo destinato alle retribuzioni di tutti i dirigenti, quindi conferirne a chi dirigente non è equivale a uno scippo in danno della nostra categoria.

Convinti di compiere un passo avanti nella giusta direzione, il 20 febbraio scorso, abbiamo condiviso e sottoscritto con CGIL, CISL e UIL, il testo dell'accordo, proposto dal Ministero dell'economia e delle finanze in sede di contrattazione decentrata integrativa, posto che esso prevedeva un equilibrato ritorno retributivo ai titolari degli incarichi e un altrettanto equilibrato beneficio per tutti. L'Amministrazione, però, prima ha fatto finta di nulla, poi il 30 ottobre, ha fatto macchina indietro e ha sottoscritto con Confedir-Dirstat e Confsal-Unsa un nuovo protocollo, illegittimo, dannoso per la maggioranza dei dirigenti del Ministero e a vantaggio esclusivo dei soliti noti.

Il problema non riguarda solo il Ministero dell'economia perché, possiamo scommetterci, la soluzione ivi adottata sarà il modello cui si ispireranno tutti gli altri dicasteri, nè riguarda solo i colleghi iscritti alla Confedir-Dirstat e alla Confsal-Unsa, i cui responsabili di settore, forse, sono stati motivati da "interessi privati in atti sindacali".

La questione è di fondo anche perché un tal modo di procedere consente di svuotare gran parte del significato dei CCNL laddove si creassero - come al Ministero dell'economia - analoghe consonanze di interesse.

Meditate gente, meditate.

 

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CIDA-UNADIS

Il Segretario Generale

Roma, 3 novembre 2003

al Ministro dell'economia e delle finanze

al Ministro della funzione pubblica

all'ARAN

all'Ufficio centrale di bilancio

presso il Ministero dell'economia e delle finanze

al Segretario generale della Corte dei conti

al Procuratore generale della Corte dei conti

 

Dopo una trattativa di alcuni mesi, il 20 febbraio di quest'anno, il capo delegazione di parte pubblica del Ministero dell'economia e delle finanze sottopose alla definitiva approvazione delle OO.SS. rappresentative dei dirigenti una propria proposta di contratto decentrato integrativo ai sensi dell'articolo 5 del CCNL 1998-2001 - area 1 dirigenza, da applicarsi nei confronti dei dirigenti dell'ex Ministero del tesoro, bilancio e p.e.

La proposta fu, in quella data, sottoscritta da CGIL, CISL, UIL e CIDA, realizzandosi in tal modo l'incontro del consenso delle parti.

Nonostante i solleciti, il Ministero dell'economia e delle finanze non ha dato seguito all'accordo.

Dopo oltre otto mesi, il capo delegazione di parte pubblica del Ministero dell'economia, ha riconvocato, in data 30 ottobre 2003, le OO.SS. e ha loro sottoposto una nuova proposta di contratto decentrato integrativo, pressoché identica alla precedente salvo la parte relativa alla disciplina dell'utilizzazione delle risorse affluite al fondo per gli incarichi aggiuntivi (art. 14 del CCNL).

Tale proposta è stata sottoscritta solo dalla Confedir e dalla Confsal.

CGIL, CISL, UIL e CIDA, invece, non la hanno sottoscritta in quanto, non solo l'accordo era già stato concluso il 20 febbraio, ma, soprattutto, essa contiene clausole illegittime e contrarie allo spirito e alla lettera del CCNL, e precisamente:

- prevede la corresponsione, sulla retribuzione di posizione di parte variabile dei titolari di incarichi aggiuntivi retribuiti, di un importo pari al 30% del compenso al netto degli oneri riflessi, che restano scaricati sul restante 70%;

- dispone l'accantonamento di un 20% "fino alla definizione del nuovo CCNL 2002-2005", ledendo in tal modo i diritti e gli interessi di tutti i dirigenti del Ministero e, in particolare, di quanti non sono titolari di incarichi aggiuntivi retribuiti.

L'anomala situazione che si è rappresentata, per un verso contraddice l'impostazione dell'ARAN secondo cui in sede di contrattazione decentrata vale la regola della ricerca del maggior consenso possibile, per l'altro non trova spiegazione se non quella di pressioni indebite e lobbistiche. Essa richiede, quindi, l'intervento delle autorità in indirizzo affinché, ciascuna per la propria competenza, voglia adottare le iniziative opportune affinché:

- non sia data approvazione all'ipotesi di accordo del 30 ottobre;

- sia data, invece, attuazione al protocollo del 20 febbraio.

 

Massimo Fasoli