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CIDA-UNADIS |
UIL-P.A. Dirigenti |
Al Sig. Ministro
dell’Economia e Finanze
Al Ministro della Funzione Pubblica
Al Ragioniere Generale dello Stato
Al Procuratore Generale della Corte dei Conti
Al Presidente dell’ARAN
Questo è un comunicato che non avremmo mai voluto scrivere.
Il prestigio e l’alto valore istituzionale del Ministero dell’Economia e
delle Finanze, quale organo di controllo e consulenza del Governo in
materia di contrattazione collettiva, purtroppo è stato macchiato da
comportamento antisindacale durante le fasi di contrattazione integrativa
di ministero per il personale dirigente.
Per il ripristino di un corretto confronto sindacale e per poter
salvaguardare gli interessi collettivi della maggioranza dei dirigenti del
Ministero, le sottoscritte organizzazioni sindacali sono state costrette a
proporre ricorso ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori.
Il giudice del lavoro del Tribunale di Roma, con decreto depositato in
data 13/12/2003, ha dichiarato fondata la domanda proposta, ha dichiarato
la antisindacalità del comportamento tenuto dal Ministero dell’Economia e
Finanze con riferimento all’accordo integrativo del 30/11/2003
sottoscritto soltanto dalla DIRSTAT e dall’UNSA ed ha ordinato al
Ministero di non dare corso alla ripartizione dei compensi da incarichi
aggiuntivi prevista nell’accordo con il congelamento del 20% dei compensi
invece di farli confluire al fondo per la distribuzione a tutti i
dirigenti.
Il giudice, nelle premesse, censura la motivazione per il congelamento
espressa dal rappresentante della parte pubblica, vale a dire quella di
una "eventuale" possibilità che il futuro CCNL della dirigenza pubblica
modifichi la norma dell’attuale CCNL per quanto riguarda la misura massima
(30% del compenso) da riconoscere al dirigente che ha svolto l’incarico ed
afferma che ciò costituisce una manifesta e consapevole volontà di non
applicare le norme di legge e contrattuali vigenti.
Di più, aggiunge il giudice, l’accordo integrativo del 30/11/2003,
violativo delle disposizioni di legge e contrattuali, si traduce in una
inadempienza tale da realizzare una sorta di “attentato all’ordine
contrattuale” vanificando la regolamentazione pattizia nazionale degli
interessi collettivi dei dirigenti e ledendo quindi l’attività sindacale
in una sua manifestazione che possiede una peculiare rilevanza giuridica.
L’intero provvedimento emesso, premessa e dispositivo, potrà essere
visionato e letto nelle bacheche del Ministero avendone il giudice
disposto l’affissione a cura del Ministero stesso.
Il Ministero convenuto è stato, altresì, condannato al rimborso a favore
della UIL e della CIDA delle spese del procedimento, fatto che raramente
avviene (in genere si compensano le spese) e che dimostra la gravissima
antisindacalità del comportamento tenuto dall’Amministrazione.
Alla luce di quanto sopra esposto, senza alcun trionfalismo, ma
soddisfatti di aver saputo difendere vittoriosamente il CCNL e, con esso,
i diritti e gli interessi dei colleghi dirigenti, calpestati da una parte
pubblica, prima per lungo tempo inadempiente e, poi, improvvisamente
rapidissima nel disapplicare norme di legge e contrattuali, rivolgiamo
l’invito ai rappresentanti politici dell’Amministrazione di voler, in
prima persona, senza delegare parti pubbliche consapevolmente
inadempienti, convocare le OO.SS. per stipulare, in tempi brevi, un
accordo finalmente rispettoso delle norme vigenti e dei diritti ed
interessi dei lavoratori dirigenti ed evitare il protrarsi di ulteriori
fasi contenziose lesive dell’immagine dell’Amministrazione e non auspicate
da queste OO.SS..
Roma, 17 dicembre 2003
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CIDA-UNADIS |
UIL-P.A. Dirigenti |
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Il Segretario Generale |
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Massimo Fasoli |
Mauro Nesta |
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