I Dirigenti? Che gente... !

Carissimi Colleghi

leggendo la lettera aperta, che i Coordinamenti Nazionali CGIL, CISL e UIL del Ministero Lavoro hanno inviato lo scorso 27 novembre al Sig. Ministro ed al Direttore Generale Mario Notaro su “responsabilità dirigenziali”, verrebbe fatto di esclamare: i Dirigenti? che gente... !

Si afferma che “molteplici” Dirigenti tengono comportamenti illegittimi e parziali, sono arroganti e dispotici, professionalmente limitati, con insufficiente supporto culturale, assumono comportamenti mobbizzanti o antisindacali, riducendo efficienza ed efficacia della P.A.

Viene tracciato un profilo della Categoria dirigenziale marcatamente sgradevole, che gli stessi estensori cercano infine di mitigare, escludendo “tanti altri dirigenti” che nel quotidiano impegno si prodigano con professionalità e competenza, assolvendo in pieno il loro mandato.

Insomma, si ritiene di poter costruire l’indice dei “buoni” e dei “cattivi”.

Francamente, non ci stiamo. E' una brutta iniziativa, che generalizza in modo improprio le cinque o sei situazioni critiche in atto.

Non è che disdegniamo il punto di vista degli altri, quando non è a noi gradito; anzi, riteniamo giusto e naturale che anche chi rappresenta il Personale esprima opinioni sul nostro operato e noi dobbiamo, in ogni modo, cogliere l’opportunità per migliorare i comportamenti.

Rifiutiamo, piuttosto, tutto quello che sostanzia un gioco senza regole, privo di ogni responsabilità; le affermazioni apodittiche, le valutazioni arbitrarie ed astiose lasciano il tempo che trovano.

Le opinioni espresse nei confronti dei Dirigenti da parte dei Rappresentanti sindacali del Personale, sono per loro natura caratterizzati da parzialità, in quanto giustamente rispondono ad una logica sviluppata nell’esclusivo interesse dei lavoratori. Le Organizzazioni sindacali, quindi, non sono attrezzate strutturalmente per valutare con obiettività e cognizione di causa i risultati del Dirigente, che deve operare nell’esclusivo interesse dell’Amministrazione e che è tenuto a rispondere ai suoi valutatori naturali, così come vuole la legge.

La differenza dei ruoli e degli interessi rappresentati, non può che essere ricondotta a sintesi mediante rapporti dialettici (guai se fosse altrimenti), ma corretti e costruttivi. Una dialettica che, anche quando rimanere conflittuale, deve essere vissuta con l’impegno di rendere utile il confronto fra i diversi punti di vista; una correttezza che implica l’esercizio del proprio ruolo, nel rispetto di quello dell’altro.

Non sono accettabili, invece, tutte quelle iniziative che mirano a piegare la volontà del Dirigente, perché, di solito muovono da esigenze che hanno poco a che fare con gl’interessi propri della Pubblica Amministrazione, di cui peraltro si rischia di alterare e distorcere il funzionamento.

Ora, più che mai, è tempo di abbandonare i proclami ed impegnarsi per il recupero e la diffusione della cultura del dialogo e del negoziato. E’ necessario assumere iniziative concrete per ricondurre i conflitti, piccoli e grandi, ai tavoli contrattuali.

Naturalmente, è necessario lavorare tutti con franchezza, ciascuno fedele al proprio ruolo e riguardoso per quello dell’altro, per ricondurre il “clima aziendale” a livelli di normalità. Altrimenti, corriamo tutti il pericolo di scadere in  sterili schiamazzi da cortile.

Saluto tutti con la consueta cordialità

Firenze, 9 dicembre 2003

Pasquale Michienzi