NATALE INSEGNA

“Di troppo rigore si muore”. E’ lo slogan che rimbalza da un punto all’altro dell’Europa contro le forti restrizioni economiche, la tassazione esosa, il giro di vite finanziario. Si muore anche per asfissia da corruzione, da frode fiscale, da mafie, da degrado politico.
Ma, soprattutto, mi sembra, si muore di sfiducia e di perdita di speranza del futuro.
Ora che arriva il Natale, l’unica legittima preoccupazione pare essere il calo dei consumi.
NOI DIRIGENTI DELLO STATO SAPPIAMO CHE NON E’ COSI’: va riavviata la politica del lavoro, agevolato l’accesso ai finanziamenti, snellita la burocrazia, aumentata la trasparenza, ma non basta per non morire. Per non morire, anzi, per continuare a vivere con la passione della vita, occorre ritrovare le motivazioni del vivere. Non si tratta di mettere la testa nella sabbia, secondo la politica dello struzzo, per non vedere le cose che non vanno.
Si tratta di guardare oltre, più avanti.
Cominciando col cambiare se stessi, noi stessi, la nostra Pubblica Amministrazione. Cambiare se stessi non è cambiare maglione, o cambiare canale, o smettere di fumare e neanche andare solo in bici anziché in macchina.
E’ PROVARE A DARE SPAZIO A QUELLO CHE LA COSCIENZA TI SPINGE DA TEMPO A FARE E NON NE HAI MAI AVUTO IL CORAGGIO. O LO HAI PERSO. E’ chiedere perdono a chi hai umiliato, anche senza volerlo; è riscoprire un affetto; è scommettere su un figlio adolescente; è perdere tempo accanto ad un anziano; è SVOLGERE IL NOSTRO LAVORO DI DIRIGENTI SENZA CORPORATIVISMI, CON L’INTELLIGENZA DEL CUORE DI CHI VEDE E PROPONE UNA P.A. MIGLIORE, ANCHE A SUO PERSONALE DISCAPITO; è comportarsi da cittadino attivo, continuando nel sindacato (o nella politica) quando ci hai già provato mille volte e sei tornato bastonato e deluso.
Se siamo convinti che tanto non serve a niente, che nessuno si accorgerà della differenza, che il nostro contributo sarà insignificante, ricordiamo le parole del Dalai Lama: “Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza, prova a dormire con una zanzara”.
Con una certezza in più, dato che arriva Natale: se Dio avesse scelto un luogo che offriva maggiori opportunità di lavoro, non si sarebbe incarnato alla periferia dell’impero e non sarebbe nato a Betlemme, “da cui non sarebbe potuto venire nulla di buono” (sembra ascoltare quello che si dice oggi dell’Italia); sarebbe nato a Roma, capitale dell’impero. Ha scelto di riscattare un popolo, una nazione, immettendovi fermenti di idee nuove e pagando del suo.
Questo ci insegna il Natale, questo Natale 2013, a Roma, in Italia, e provoca noi, classe dirigente del Paese, a dire con la nostra vita che vale la pena vivere anche nelle difficoltà e nei problemi, che possono essere vissuti come una opportunità contro un egoistico superfluo ingombrante che illude di offrire pienezza e invece lascia il vuoto.
E ci provoca a cambiare e trovare le opportunità, alzando lo sguardo, per noi, per il nostro Paese e per Pubblica Amministrazione che siamo chiamati a dirigere.

Nella gioia, BUONE FESTE A VOI e AI VOSTRI CARI.

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Con l’occasione si comunica che la sede Unadis, in via Quintino Sella 41, sarà chiusa il 24 ed il 27 dicembre e che durante le feste sarà garantito l’orario 9.00-14.00.