ROMA 13 MARZO 2025 – “Apprezziamo che per l’accesso alla carriera si valorizzi l’esperienza pregressa tramite i dirigenti stessi e apprezziamo che ciò avvenga solo per alcune percentuali, perché il principio base è la selezione e l’accesso per concorso”. È quanto affermano i componenti della segreteria nazionale Unadis, l’Unione nazionale dei dirigenti dello Stato, riguardo al “disegno di legge Merito” che si discute oggi in Consiglio dei Ministri. Unadis, il sindacato che iscrive esclusivamente i dirigenti pubblici, in attesa di leggere il testo del decreto, “non può che apprezzare la scelta di un’ipotesi di disegno di legge organico teso alla valorizzazione del ruolo dei dirigenti”. Ma ribadisce al contempo “l’inderogabilità del principio dell’accesso alla carriera tramite concorso pubblico”. “La riserva di una percentuale, limitata, degli sviluppi di carriera per funzionari particolarmente preparati e certamente meritevoli potrebbe integrare le attuali forme di selezione della dirigenza solo se accompagnate dalle procedure concorsuali, anche ad hoc, ma nel rispetto del dettato dell’art.97 della costituzione, assicurando buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa”. Al contempo il sindacato ritiene che la percentuale di eccellenza è “limitante e che ben più del 30% dei dirigenti meritano alto riconoscimento del lavoro serio e alacre svolto, con scarsità di risorse umane e strumentali”.
Unadis ha sempre sostenuto la necessità di migliorare gli attuali sistemi di valutazione nell’ottica di premiare i dirigenti veramente meritevoli, correlando il risultato al raggiungimento degli obiettivi che siano certi e misurabili, e in tal senso è favorevole all’introduzione di strumenti migliorativi del sistema della performance. Ma una cosa, per la segreteria Unadis, è da sottolineare: “l’intangibilità dei fondi di amministrazione della dirigenza”. Il sindacato “ricorda che i fondi della dirigenza sono composti anche delle remunerazioni degli incarichi dei dirigenti, che come noto affluiscono al fondo, e una redistribuzione delle risorse così strutturate a favore di altri fondi di amministrazione è da considerarsi illegittima e iniqua. La retribuzione di risultato, che insite sul fondo di amministrazione della dirigenza, è una parte importante della retribuzione della dirigenza, correlata non solo al risultato ma anche al ruolo, alla funzione e alle responsabilità che la legge riconosce ai dirigenti dello Stato in tutti i suoi apparati”. L’auspicio è dunque che nel testo del decreto legge non ci sia spazio per una tale previsione.
Come sempre Unadis auspica un confronto con la politica su questo e su altri temi che coinvolgono direttamente chi guida la macchina pubblica, in un rapporto di reciproca collaborazione. Ed è pertanto disponibile a partecipare, con proposte concrete, a tavoli di riforma della dirigenza.
Ufficio stampa Unadis
