Martedì 14 ottobre le OO.SS. sono convocate, ancora una volta, all’ARAN per il CCNL 2019-2021 dell’Area dirigenti della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Si tratta di un incontro molto importante, perché avremo l’opportunità di porre fine ad una situazione fortemente negativa per gli interessi dei dirigenti della PCM.
Non è inutile ricordare che gli stipendi dei colleghi dell’Area delle Funzioni Centrali (Ministeri, INPS, INAIL, Agenzie etc.) da quasi due anni sono stati adeguati con gli aumenti del CCNL 2019-2021 riscuotendo i relativi arretrati; inoltre, il Consiglio dei Ministri giovedì 2 ottobre ha espresso parere favorevole all’ipotesi di CCNL dei colleghi delle Funzioni Centrali per il triennio 2022-2024 sottoscritto il 29 luglio 2025.
Si profila quindi, per i colleghi delle Funzioni Centrali, la possibilità concreta di avviare una stagione di contrattazione autentica che consentirà di intavolare reali trattative contrattuali con una prospettiva triennale e con leggi di bilancio da approvare conseguentemente.
Veniamo da un lungo periodo caratterizzato da mancati rinnovi contrattuali che hanno prodotto un danno evidente sul piano economico. Oggi, stiamo faticosamente risalendo una china che ci porterà, auspicabilmente, ad un allineamento con la realtà. Come saprete, il già grave ritardo dell’Amministrazione nell’adottare l’Atto di indirizzo abilitando l’ARAN ad avviare le trattative, è stato aggravato da un atteggiamento di rigida chiusura di alcune OO.SS. che hanno preferito lasciare avviare la discussione su alcuni temi di ordine giuridico, certamente importanti, ma a nostro avviso secondari rispetto all’approvazione di questo vetusto CCNL che consentirebbe di riscuotere gli arretrati dovuti e, cosa più urgente, avviare la discussione del già vecchio CCNL 2022-2024.
Come già comunicato da UNADIS, i conteggi di ARAN ad aprile scorso indicavano arretrati per circa 40 mila euro per le prime fasce e circa 20 mila euro per le seconde fasce (lordi). Gli aumenti sulla parte tabellare dello stipendio, quella strutturale e pensionabile, dovrebbero aggirarsi fra il 3 e il 4 per cento: ben al di sotto delle perdite inflitte dall’aumento del costo della vita. I parziali rimedi recentemente adottati in sede legislativa sulle retribuzioni – è bene ricordarlo – non hanno nulla a che vedere con i rinnovi o con i dinieghi di rinnovi dei CCNL.
Secondo i dati ISTAT, il tasso complessivo di inflazione registrato dal 2019 al 2024 ha superato il 17%, mentre nei primi otto mesi del 2025 è stato dell’ 1,8%. Considerati i tempi che intercorrono fra la firma di un CCNL e gli effetti in busta paga, possiamo prevedere una svalutazione reale delle nostre retribuzioni di oltre il 20%. Tradotto in termini concreti: su 1000 euro di arretrati ne abbiamo persi sino ad ora almeno 200, a causa del grave ritardo della contrattazione collettiva.
UNADIS conferma, come più volte ribadito e testimoniato dal nostro costante impegno su tutti i tavoli negoziali, che tutte le battaglie sui diritti contrattuali sono sacrosante sia sul piano giuridico che su quello economico; tuttavia vanno combattute senza che nel frattempo la dirigenza sia vessata da un rinnovo contrattuale che non arriva mai.
Saremo felicissimi di comunicarvi buone notizie all’indomani dell’incontro del 14 ottobre in ARAN.
La delegazione Unadis presso PCM

