Comunicato Unadis: riforma Foti e controlli, i dirigenti pubblici chiedono fiducia

Circolano dichiarazioni sulla cd “Riforma Foti” in materia di controlli che rischiano di gettare discredito sulla dirigenza pubblica e di minare il senso di fiducia che i cittadini devono avere in chi quotidianamente serve con onore la Repubblica.

Noi dirigenti dello Stato operiamo in contesti sempre più complessi: perseguiamo obiettivi secondo la legge e in attuazione di indirizzi politici, con efficacia, efficienza e imparzialità, pur a fronte di dotazioni spesso insufficienti in termini di risorse strumentali, finanziarie e, soprattutto umane, quei collaboratori con cui lavoriamo gomito a gomito ogni giorno. Gestiamo denaro pubblico con scrupolo e diligenza, e serviamo la Nazione con lealtà e onore, come solennemente recita la nostra Costituzione.

Siamo pronti anche questa volta a dare il nostro contributo ad ogni ipotesi di riforma che coinvolga il nostro ruolo e il servizio che offriamo ai cittadini: un convegno sulla legge 1/2026 lo abbiamo già organizzato il 21 gennaio scorso, a marzo abbiamo contribuito alle riflessioni della Dirigenza della Provincia autonoma di Bolzano (DIRAP) e terremo un altro evento il prossimo 9 giugno, nell’ambito di Forum PA.

Noi desideriamo entrare in una discussione che, del tutto legittimamente, è in corso in merito all’attuazione della riforma. Ma vogliamo farlo partendo dalla fiducia: non possiamo non respingere ogni lettura che possa indurre a ritenere che noi dirigenti pubblici perseguiamo strumenti per operare in maniera non corretta, ricercando una qualche impunità. La legge esalta il ruolo collaborativo del sistema dei controlli, mantenendo grande attenzione all’uso corretto delle risorse pubbliche da parte di chi è incaricato di pubbliche funzioni ed evitando duplicazioni di controlli: semplifica l’azione amministrativa e consente di lavorare con maggiore serenità.

Unadis da oltre dieci anni offre, insieme all’iscrizione, una assicurazione agli iscritti: renderla obbligatoria riconosce che il nostro è un lavoro che ha una responsabilità oggettiva. È, quindi, improprio parlare di responsabilizzazione in ragione della nuova legge: noi dirigenti pubblici siamo responsabili in quanto servitori dello Stato. Sempre. Con convinzione, abbiamo risposto “sì” alla chiamata a lavorare al servizio della Nazione e lo rinnoviamo ogni giorno, tra i mille vincoli che la legge prevede, attuando norme spesso complicate o poco chiare e operando per obiettivi, perseguendo risultati per famiglie e imprese.

Siamo vittime da anni di un eccesso di responsabilizzazione e ben venga una corretta ed equa ripartizione delle azioni, delle responsabilità e delle sanzioni. Per questo lavoriamo sulla continua formazione e sull’aggiornamento professionale, e ci battiamo, da sempre e in ogni sede, per la massima valorizzazione della nostra funzione di garanzia per tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro condizioni sociali ed economiche o dalle loro personali opinioni.

Ancora una volta, chiediamo fiducia a tutti, politici e magistrati: crediamo profondamente nella reciproca collaborazione fra i diversi attori del sistema pubblico, nel rispetto dei ruoli costituzionalmente previsti, con il comune obiettivo di perseguire un solo interesse generale, il valore pubblico.

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