Nell’ambito di ForumPA2025 Unadis quest’anno ha partecipato al panel “Accesso alla dirigenza: nuove prospettive e progetti di riforma”, che si è tenuto durante la giornata di apertura della manifestazione dedicata interamente al mondo della Pubblica Amministrazione.
Per il sindacato dei dirigenti pubblici era presente il presidente onorario, Barbara Casagrande.
L’evento è stato moderato da Carlo Mochi Sismondi, presidente di Forum PA e promosso da Forum con l’associazione Allievi Sna per cui era presente il presidente, Alessandro Romano, oltre ad Antonio Naddeo, Presidente ARAN, Gianluigi Mangia, docente e responsabile scientifico del corso-concorso SNA, Chiara Morandini, comitato scientifico di Andigel, Valter Quercioli, presidente Federmanager e Raffaella Saporito, SDA Bocconi.
Appassionato e intenso l’intervento di Barbara Casagrande: “Resta fermo che l’accesso è per concorso e ci dispiace quando viene detto che non è uno strumento che seleziona i migliori perché è uno strumento comparativo e meritocratico che ha portato tutti noi ad essere qui. Quindi, sicuramente, si possono rivedere le modalità con cui si fa per aggiornarlo ai tempi che passano ma demonizzare il concorso assolutamente no, lo dice la Costituzione. E lo dice anche l’esperienza di tutti noi. Sono poi previsti altri modi? E allora è importante che anche questo altro modo sia comparativo, che selezioni soggetti che sono imparziali, proprio perché si può cogliere la ricchezza di una carriera che passa dalla pubblica amministrazione, che permette dunque a un funzionario un percorso che passa anche per un modo di eccellenza di stare nella macchina amministrativa”. L’importante per Unadis, anche se sono previste modalità di accesso differenti, è stabilire bene il perimetro di queste modalità ed anche le percentuali. Fondamentale, per i dirigenti pubblici, è anche recuperare l’identità: “il dirigente non deve essere solo quello che sa fare qualcosa ma è qualcuno che sa essere. Il dirigente deve recuperare questa certezza”. E in tale contesto Barbara Casagrande ha voluto concludere con una riflessione sull’essere o, per meglio dire, sul “cogito ergo sum”. “Noi diciamo che esistere è qualcosa di legato alla coscienza, all’intenzione. No, l’essere è la sorgente dell’agire. L’ergo sum nasceva da un cogito, oggi mi sembra più che mai che in questa epoca del digitale si dica non più cogito ergo sum ma si dice che se succede una cosa, allora esiste. Sicuramente si equipara l’evento alla sua sostanza. Allora viene quasi da dire che se elaborato dicendo ergo sum mi vedi, ergo sum somiglio, ergo sum ti rispondo, ergo sum…è questo il tema che secondo me ci dobbiamo porre come classe dirigente del Paese, cioè preoccuparci di qualcuno che abbia la competenza di essere sempre un cogito, per cui sono dirigente pubblico, non faccio il dirigente pubblico ma lo sono. Con l’etica della tecnologia che abbiamo oggi non devo spiegarla io la centralità della persona, quindi del dirigente pubblico e di come sia fondamentale una solidarietà digitale: perchè tra tutti i dirigenti pubblici e tutte le amministrazioni pubbliche ci siano le stesse possibilità “.
